Aspettando il Nuovo Anno

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E’ iniziato il conto alla rovescia per il nuovo anno, un nuovo inizio che da sempre ci viene offerto dalla generosità del Tempo. Un grande dono che raramente riusciamo ad apprezzare come merita. L’anno che lasciamo dietro e che tra poco stiamo per salutare per sempre in qualche modo ne è la prova. E’ stato difficile questo 2016, uno tra i più tristi che io ricordi. In qualche modo ci ha segnati tutti con i fatti dolorosi di cui siamo stati testimoni. In quest’anno abbiamo visto vite innocenti essere calpestate malvagiamente da ogni angolo della terra, tante lacrime versate ed altrettante vite cambiate per sempre. Più di una volta siamo rimasti increduli davanti alla realtà e un milione di altre volte ci siamo interrogati se l’uomo è davvero capace a tanta crudeltà. Siamo precipitati negli abissi dell’anima, per poi riemergere e ricadere ancora, ancora e ancora.. Cerchiamo di andare avanti affrontando la nostra quotidianità sperando di tornare al più presto alla normalità, pur ben sapendo che questa è tutt’altro che la normalità.

Quello che ci auguriamo per questo 2017 è che sia un’anno migliore, in cui ci impegniamo tutti a rendere questo mondo un posto migliore. Cerchiamo di volerci bene, dovrebbe essere una cosa naturale, e per di più richiede uno sforzo di gran lunga minore, di quello di volerci male.

Le pagine del Nuovo Anno sono ancora tutte bianche. Facciamo sì che raccontino una bella storia. Buon 2017 a tutti!!!

‘Settori di specializzazione’, cosa significa realmente nella Traduzione? – Traduzione EN>IT

Questo articolo tratta un argomento che sta molto a cuore ai traduttori, anche se dai margini non ben delineati: la specializzazione nell’industria della traduzione. In seguito vi propongo la traduzione dall’inglese dell’articolo Specialization in Translation – myths and realities”, pubblicato nella rivista online Translation Journal e scritto da Charles Martin, che ringrazio tantissimo per avermi permesso di condividere questo suo prezioso contributo anche in italiano, con l’intento di fare chiarezza a riguardo.

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La specializzazione nella traduzione –

tra miti e verità

ABSTRACT: Nonostante il commune accordo all’interno dell’industria della traduzione sull’importanza sempre maggiore della specializzazione, evidentemente c’è ancora molta confusione sul significato di questo termine e dei suoi derivati ‘specializzato’ e ‘specialista’. Sebbene lo sviluppo della tecnologia e del commercio stanno rendendo necessario per i professionisti del settore il focalizzarsi su un area tematica specifica, nella misura in cui possono diventare ‘specialisti’, la cosa risulta discutibile, visto la natura inerente della traduzione e del mercato in cui si muove.

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I traduttori devono specializzarsi!

Tutti sembrano essere d’accordo che nell’industria della traduzione oggigiorno i traduttori devono essere specializzati. Ci sono due principali motivi perché questo è diventato un prerequisito sempre in crescita negli ultimi anni. Il primo è legato alla crescita esponenziale della conoscenza: semplicemente c’è molto di più da sapere riguarda un dato argomento e molti nuovi argomenti da conoscere. E’ improbabile che un traduttore possa essere in grado di tradurre bene e in un arco di tempo ragionevole qualsiasi tipo documento.

“A dispetto di quello che tanta gente crede, i traduttori raramente sono esperti nel campo in cui traducono.

Internet è il secondo e il principale motivo perché la specializzazione sia diventata sempre più neccessaria. Innanzitutto, ha permesso ai traduttori di consegnare velocemente le loro traduzioni ai clienti in tutto il mondo e di promuovere le loro specifiche abilità e servizi ben al di là del loro mercato locale. In questo senso la rete ha facilitato ai traduttori il percorso di specializzazione. In secondo luogo, ha messo alla loro disposizione una ricca gamma di informazioni consentendoli così di addentrarsi verso nuovi e specifici settori. Ma allo stesso tempo Internet ha intensificato la concorrenza, dando la possibilità alle persone con documenti da tradurre di trovare nella rete qualcuno in grado di cogliere le loro esigenze specifiche o quelle relative ai costi.

Sempre più traduttori e agenzie di traduzione sentono quindi l’obbligo di specializzarsi in uno o più settori.

Ma cosa realmente intendiamo con il termine ‘specializzazione’?

Se pensiamo che i traduttori devono focalizzarsi su uno o più settori specifici e non devono cercare di tradurre qualsiasi documento che gli viene proposto, allora è difficile da contestare il fatto che i traduttori devono specializzarsi. Persino mezzo secolo fa, pochi traduttori professionisti avrebberò contrastato questo. Ma se quello che intendiamo è che i traduttori dovrebbero diventare ‘specialisti’, allora la cosa diventa molto più complicata. Come possono i traduttori e le agenzie di traduzioni sostenere realmente di essere specializzati se l’industria stessa della traduzione non ha delle area di specializzazione ben definite? Dopo tutto, uno specialista non dovrebbe specializzarsi in un settore specifico che è riconosciuto come tale dai suoi stessi colleghi? Per di più, in quale misura la natura della traduzione e il mercato delle traduzioni consentono a un traduttore di specializzarsi in un campo specifico?

In questo senso, persino un concetto apparentemente semplice come ‘specializzarsi’ può risultare poco chiaro. Secondo l’American Heritage Dictionary, può significare “formarsi od occuparsi di uno studio o attività particolare; di concentarsi su un’attività o prodotto particolare“. Secondo il Concise Oxford Dictionary può significare “diventare uno specialista”. La distinzione tra queste due definizioni non è irrilevante, siccome il termine specialista implica un certo livello di conoscenza e di abilità. Secondo alcune definizioni, ‘specializzarsi’ può anche significare dedicarsi esclusivamente a un campo, mentre altre permettono lo specializzarsi in più di un settore.

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Di conseguenza, termini come ‘specializzazione’, ‘settore’, ‘specializzato’ e soprattutto ‘specialista’ sono usati così ampiamente e indistintamente nella industria della traduzione da non avere praticamente nessun significato. La gente presume che essere un traduttore specializzato è simile a essere uno specialista in un’altra professione, come Medicina o Giurisprudenza, anche se i concetti di ‘specializzazione’ e ‘specialista’ non possono essere usati in modo analogo per una attività cosi ampia e disorganizata come la traduzione.

Un medico specialista, ad esempio, ha fatto lo stesso percorso base di studio e di formazione  di un medico generico, ha acquisito conosceneze e abilità aggiuntive, ha così raggiunto quello che si considera un livello più alto di abilitazione all’interno di un’area di competenze ben definita, come la radiologia, la cardiologia, ecc. In questo senso esiste una distinzione chiara tra un medico generico e uno specialista. Nella traduzione, per quanto, non esiste un percorso comune base di formazione  o un comune livello di conoscenze o abilitazione e il cosiddetto traduttore specializzato può non avere nemmeno le basi delle abililità linguistiche e delle conoscenze del ‘generalista’.

Per di più, in assenza di una concordata tassonomia delle specializzazione nella traduzione non esisteno aree ben definite nelle quali i traduttori possono specializzarsi. In tal senso, il concetto di specializzazione non può avere una connotazione assoluta nella traduzione, bensi solo relativa. Ad esempio, il traduttore A, ‘specializzato’ in contabilità può considerare il traduttore B, che sostiene di essere specializzato in traduzione di business, di essere un ‘generalista’ o al massimo ‘semi-specializzato’ dal suo punto di vista. E ancora il traduttore C, specializzato in principi contabili internazionali, può ben pensare lo stesso del traduttore A. Dove sta il limite? Cosa costituisce un area di specializzazione leggitima e rilevante nella traduzione?

Uso e abuso del termine ‘specialista’

Per un traduttore senza dubbio essere uno specialista non avrà mai lo stesso significato e prestigio di un medico o di un avvocato. Ma fin che ci sono ovvi vantaggi commerciali di essere considerato uno specialista, date le maggiori conoscenze e abilità che questo implica, il termine continuerà sicuramente ad essere usato dai traduttori e dalle agenzie di traduzioni. Devono tuttavia riconoscere che l’uso a caso dei termini ‘speciaizzato’ e ‘specialista’ può apparire ambiguo e persino assurdo.

Internet ci offre tanti esempi su come il termine ‘specialista’ viene usato impropriamente. Molte agenzie di traduzioni affermano di essere specializzate, contemporaneamente, in traduzione di business, traduzione finanziaria, traduzione giuridica, traduzione tecnica, ecc, per non parlare di traduzione generica! In altre parole esse sono specializzate in tutto. Tralasciando il fatto che tali categorie sono estremamente ampie di per sé, un’agenzia di traduzione dovrebbe essere molto grande e rigorosamente organizzata in reparti separati, ciascuno gestito da uno staff specializzato in modo da rendere tale affermazione del tutto plausibile. Quando in più considerate che tali società spesso propongono servizi in un ampia gamma di lingue, il numero dello staff ‘specializzato’ che servirebbe per supervisionare le varie specializzazioni per ogni combinazione linguistica inizia a confonderci le idee. Tuttavia, clienti ingenui possono essere dissuasi dalle agenzie di traduzione che dichiarano di avere alla loro disposizione un forte battaglione di 10.000 traduttori specializzati in Medicina, Giurisprudenza e Ingegneria.

Sebbene queste diffuse dichiarazioni sulla specializzazione siano improbabili persino per una grande società di traduzioni, alcuni traduttori freelance osano a fare lo stesso. Nel suo sito, una traduttrice afferma di essere specializzata in traduzione di business, finaziaria, giuridica, traduzione di marketing, lingue e letterature, e in diverse combinazioni linguistiche! Come può essere possibile? Non è un campo come la traduzione di business  o la traduzione giuridica abbastanza vasto di per sé,  anche sola con una combinazione linguistica? Come può un traduttore essere specializzato anche solo in traduzione di business, considerando che il business è composto da varie discipline, come la contabilità, marketing, risorse umane e IT, ciascuna delle quali è un settore separato di per sè con un grande e crescente insieme di concetti e termini?

Le aziende fanno business in deversi tipi di industrie, sulle quali il ‘traduttore di business’ deve avere una qualche conoscenza.  Anche se la traduzione finanziaria rappresenta una categoria più ristretta, un traduttore può avere poca conoscenza sulla contabilità finanziaria e quasi nessuna sui mercati e sui prodotti finanziari o sulla gestione delle risorse e può non avere le dovute capacità di scrittura per tradurre adeguatamente comunicazioni finanziarie. Anche il termine ‘traduzione legale’ è molto vago. Esso dovrebbe normalmente includere documenti usati dagli avvocati e dai giudici nei procedimenti penali e civili, che richiedono una buona conoscenza dei principi, dei sistemi e delle istituzioni legali. Altri documenti richiedono familiarità con un determinato settore legale, come il diritto di proprietà commerciale e intellettuale, e ci sono contratti o altri strumenti legali che possono richiedere pochissima o nessuna conoscenza di legge.

Anche se queste affermazioni possono attirare gli inesperti e i potenziali clienti hanno poco o nessun significato reale.

Il povero traduttore ‘generico’

Visto che i siti web di tutto il mondo che si occupano di traduzione cantano le lodi ai specialisti, i traduttori ‘generici’ tendono ad essere oggetto di tanto disprezzo. Sfortunatamente, nell’industria della traduzione il termine ‘generico’ si riferisce a qualcuno disposto ad accettare qualsiasi tipo di lavoro da qualsiasi settore, anche se altamente specializzato.

Anche se penso che sono relativamente pochi i traduttori abbastanza coraggiosi e ingenui da fare questo, mentre ci sono numerose le agenzie che accettano qualsiasi proggetto. E’ grazie a loro che il termine ‘generico’ ha assunto questo significato particolare nella traduzione diventando quasi un’offesa per alcuni. Questo non sembra giusto. In Medicina, un medico di base non cerca di occuparsi di tutte le specialità mediche, ma indirizza i suoi pazienti se lo ritiene necessario al giusto specialista. Per di più, la loro ampia, più generica tipo di conoscenza viene riconosciuta come molto utile e il loro dedicarsi alla medicina generale permette a loro di acquisire e mantenere conoscenze e abilità che uno specialista non ha o ha dimenticato.

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Non sarebbe vera la stessa cosa anche per tanti traduttori ‘generici’ i quali riconoscono i propri limiti, non prendono incarichi in settori che conoscono poco e spesso offrono una formazione più varia di uno specialista, e soprattutto una conoscenza più ampia e profonda della lingua di partenza, per non parlare delle ottime capacità di scrittura? Non possono così alcuni documenti che non richiedono una conoscenza specialistica in un determinato settore essere giustamente classificati come ‘generici’? Oltretutto, questo non necessariamente li rende più facili da tradurre o meno importanti di quelli che richiedono maggiori conoscenze specialistiche. I traduttori ‘generici’ scrupolosi non stanno ricevendo un trattamento equo in questo momento, dato che l’enfasi nell’acquisire conoscenza specializzata e diventare ‘specialista’ ha contribuito ad oscurare e diminuire l’importanza della profonda cononscenza linguistica e delle capacita traduttive.

E’ interessante notare che finché il concetto di ‘traduttore generico’ combacerà con quello di ‘traduttore specializzato’ il primo continuerà ad essere altrettanto vago. Ad esempio, una traduttrice sul proprio sito web dichiara di tradurre “ogni tipo di documento legale e di documenti generici (amministrativi, finaziari, pubblicitari)”. Apparentemente lei considera tutto ciò che non rientra  nella sua area di specializzazione estremamente vasta e mal delineata (di documenti legali) di essere ‘generico’, incluso la traduzione amministrativa, finaziaria e pubblicitaria, le quali separatamente si possono considerare specialistiche.

MITI E VERITA’

Nonostante sia senza dubbio impossibile prevenire che i termini ‘specialista’ e ‘generico’ siano usati scorretamente per scopi commerciali, speciazlizzazione e i suoi derivati possono essere concetti utili per i traduttori se intesi e usati nel modo giusto, in maniera disciplinata all’interno del contesto di traduzione e dei requisiti dell’industria della traduzione. Ma affinché questo succeda ci sono due miti sulla specializazione da sfattare.

Mito n.1:  I traduttori devono essere esperti specializzati

A differenza di quello che tanta gente pensa, i traduttori non necessariamente devono essere esperti nei campi in cui traducono. A loro non serve una laurea in Medicina, Giurisprudenza o Ingegneria per tradurre documenti medici, legali o tecnici. Ci sono pochissimi documenti che richiedono il sapere e l’esperienza di un professionista della materia. I traduttori, ad esempio, non devono sapere se una procedura medica prescritta è idonea oppure se una clausola in un contratto è valida. Questo è un sapere che appartiene all’autore del testo. Ai traduttori serve un livello più basilare di conoscenza per consentirgli di capire i principi sottostanti, fare le ricerche necessarie per comprendere ciò che non capiscono, e trovare il termine giusto nella lingua di destinazione. Ad esempio, qualcuno che traduce documenti contabili non deve essere un ragioniere ma deve avere una ‘cultura’ in contabilità, che può essere ottenuta attraverso uno o due corsi universitari o da autodidatta. Allo stesso modo una buona base di matematica e fisica avanzata a liceo può essere sufficiente per tradurre persino documenti molto tecnici.

Questo ha varie ripercursioni. Dal momento che i traduttori non devono essere esperti in un dato settore (tranne che nelle loro lingue e nella traduzione, naturalmente!), possono ‘specializzarsi’ nei diversi campi, di cui hanno la dovuta conoscenza ed esperienza. Oltretutto, queste ‘specializzazioni’ possono avere poco in comune tra di loro. Non c’è ragione poiché un traduttore non può essere ‘specializzato’ nell’industria petrolifera, nella cucina e nella Borsa, se colui o colei ha una buona comprensione di questi argomenti e adeguate risorse terminologiche.

Questa ultima frase ci riporta su un altro punto importante: non solo il sapere specialistico su un determinato settore non è così importante come generalmente immaginato, ma sta diventando sempre meno rilevante dal momento che il sapere si estende in tutti i settori e la tecnologia della traduzione insieme alle risorse terminologiche tornano ad avere un ruolo sempre più importante. I traduttori non sono più tenuti a padroneggiare l’insieme dei concetti apparteneti a diversi settori e la terimologia associata a una o due lingue. Tuttavia oggi loro possono, e senza dubbio devono, fare affidamento sempre di più ai strumenti della traduzione assistita, alle conoscenze altamente specializzate e alle risorse terminologiche alla loro disposizione. Come nel caso di tutte le professioni basate sulla conoscenza, anche il lavoro del traduttore in gran parte è legato alla conoscenza di altre persone. Avere accesso a risorse adeguate determinerà se i traduttori saranno in grado o meno di tradurre testi altamente specialistici.

Mito n.2: La maggior parte dei documenti richiede la specializzazione in un settore determinato

La proporzione di documenti che richiedeno un alto grado di specializzazione è notevolmente esagerata. La stragrande maggioranza non richiede conoscenze specialistiche in qualche settore specifico, bensì una formazione piuttosto ampia in diversi settori. Molti documenti di business, ad esempio, richiedono una buona comprensione dei principi di base delle vare discipline legate al business, come Economia, Contabilità, Diritto societario e contrattuale, Finanza e Marketing, oltre a una buona comprensione di un settore particolare. Il traduttore ha bisogno ‘solo’ di una buona cultura generale di business, oltre naturalmente, a un alto livello di competenze linguistiche e strumenti adeguati, caratteristiche quali un traduttore auto-proclamato non può avere. Avere un’ampia formazione in diversi campi è spesso più utile nella traduzione che essere specilizzati  in uno solo.

Conclusioni – La prospetiva della specializzazione

Anche se il termine ‘specializzazione’ e i suoi derivati continuerano ad essere utilizzati in modo improprio per scopi commerciali, i professionisti conscenziosi devono riflettere su cosa la specializzaione può e dovrebbe significare all’interno dell’industria della traduzione. Bisogna cercare di capire il significato della specializzazione in questo contesto specifico. E’ importante riconsiderare alla luce della diffusa espansione di conoscenze e dei progressi nella tecnologia dell’informazione cosa realmente significa essere ‘specializzato’ o ‘specialista’. Essere in grado di tradurre documenti altamente specialistici sta diventando sempre meno una questione di conoscenze e più una questione di possedere i strumenti giusti.

Per rendere il concetto di specializzazione appropriato all’interno dell’industria della traduzione settori specifici di specializzazione devono essere più precisi delle ampie categorie come ‘legale’, ‘di business’ o ‘tecnica’, le quali non descrivono i tipi di documenti che un dato traduttore è in grado di tradurre in modo sufficientemente dettagliato. Queste catagorie devono essere suddivise in sottocategorie pertinenti che rispecchiano particolari abilità e conoscenze, per poter costituire concrete e rilevanti possibilità di specializzazione.

Finché non ci sara una tassonomia riconosciuta di categorie di traduzione, non esisteranno settori o discipline significative in cui un traduttore si può specializzare.

 

Fonte articolo originale:  http://translationjournal.net/journal/56specialist.htm

La traduzione letteraria: arricchimento o perdita dell’opera originaria? Traduzione EN>IT

Il testo che ho scelto questa volta è tratto dal manuale The Oxford Handbook of TRANSLATION STUDIES, di Kirsten Malmkjær e Kevin Windle. Dal capitolo The translation of literary prose scritto dalla traduttrice letteraria Charlotte Barslund, la quale attraverso un analisi profonda ha datto voce ad un dibattito che si protrae negli anni, che cerca in ogni modo di mettere a confronto l’opera tradotta con quella originale. Al processo di traduzione, sopratutto nell’ambito letterario, spesso e volentieri si attribuiscono mancanze, perdite e impossibilità di trasmettere le stesse emozioni e cogliere le sfumature linguistiche del testo originale. Difficilmente si vuole riconoscere la buona riuscita della traduzione di un romanzo che indirettamente ha contribuito al successo dell’opera originale. Se avessimo dovuto prediligere a prescindere la versione originale di un libro, sminuendo la versione tradotta dello stesso, oggi non avremmo potutto godere i capolavori della letteratura mondiale. In ogni caso il dibattito rimane aperto… E voi che ne pensate?

IL VALORE E IL PRESTIGIO DI UNA PUBBLICAZIONE


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“La traduzione di un romanzo per il lettore assetato è come una caraffa d’acqua fresca, quando non si può andare alla fonte.” (Metafora usata dallo scrittore Alan Duff)

Il confronto è possibile?

E’ vivo il dibattito sul fatto che ci può essere un confronto o meno tra le opere tradotte e quelle non tradotte. Sono uguali ma divise? Un romanzo non tradotto è un’opera d’arte più pura della sua traduzione? Può essere attribuito alla traduzione soltanto la perdita, come nella espressione “perso nella traduzione”? O forse è il caso di “un libro è sempre un libro” e se è un grande libro attirerà i lettori sia nella versione originale che in quella tradotta? Alan Duff sostiene che ‘il lettore ritorna alla traduzione quasi sempre dall’impossibilità di  giungere all’originale. Lui beve dalla caraffa dell’acqua perchè non può andare alla fonte, ma non per questo l’acqua deve essere meno buona. La traduzione può essere una scelta necessaria, ma non di certo un male necessario.’ In questa affermazione Duff riconosce la differenza, ma non lo vede come un fattore nocivo  nei confronti del piacere che può regalare e la qualità di un libro.

Un esempio di controversia

Il dibattito sulla questione ebbe inizio nel 2006 quando l’Associazione dei Giallisti Inglesi decise di escludere i romanzi tradotti dal loro Premio di Pugnale d’Oro, ora l’annuale Premio Duncan Lawrie, per il miglior romanzo giallo. Fino ad allora i romanzi gialli scritti in qualsiasi lingua, ma disponibili anche in inglese, potevano essere selezionati per la valutazione. Tra i vincitori c’erano scrittori dal Regno Unito e da altri paesi, i quali competevano alla pari, ossia per merito. L’Associazione si accorse che era impossibile stabilire se il successo di un romanzo tradotto era dovuto alla qualità della traduzione o alla scrittura originale, e cambiò le regole di partecipazione per il loro premio più prestigioso affinché solo romanzi scritti originariamente in inglese potevano essere ammessi. L’Associazione creò successivamente un premio speciale per i romanzi gialli tradotti, il Pugnale Internazionale Duncan Lawrie. Sebbene sia positivo che i romanzi gialli tradotti non siano stati esclusi del tutto dalla valutazione, il premio in denaro assegnato è di soli 6.000 sterline (di cui 5.000 sterline vanno allo scrittore e 1.000 al traduttore), paragonate alle 20.000 sterline per il loro premio prestigioso, Duncan Lawrie. Questa distinzione sembra indicare che i romanzi tradotti non sono da considerarsi dello stesso livello di un romanzo nella lingua originale, o che un romanzo tradotto perde qualcosa con la traduzione e per questo non dovrebbe essere confrontato con opere non tradotte.

E’ giusta però questa considerazione? E’ vero che un libro tradotto è di un valore minore rispetto al libro nella sua lingua originale? E’ importante ricordare che i libri pubblicati in lingua originale avranno un editore, che lavora sul testo insieme all’autore. La versione pubblicata avrà senz’altro l’approvazione dell’autore. Il traduttore allo stesso modo lavorerà con un editore, il quale spesso fungerà da cassa di risonanza o da un potenziale lettore del libro. Pochissimi libri sono risultato della visione genuina di una sola persona, ma l’immagine dell’autore come un genio creativo sembra prevalere, così il processo di traduzione di conseguenza deve sminuire il valore di un libro. Questò sarà naturalmente il caso di una cattiva traduzione, ma il successo di tanti romanzi tradotti dimostra che è sia possibile che auspicabile raccontare una storia in una lingua diversa da quella in cui è stata scritta. Si può anche sostenere che la maggior parte delle persone avranno a disposizione solo il libro tradotto e non avranno mai la possibilità di fare un confronto, e così non possono distinguere tra la versione originale e quella tradotta. Come ci suggerisce Susan Bassnett, ‘quando leggiamo Thomas Mann oppure Omero, se non conosciamo il tedesco e il greco antico, quello che stiamo leggendo è l’originale attraverso la traduzione, ovvero la traduzione è il nostro originale’ (Bassnett 1998b: 25). Inoltre, se ci fossimo limitati a leggere solo libri scritti nella nostra lingua, avremmo perso la possibilità di ampliare gli orizzonti e stimolare la nostra mente, e ci saremmo ritrovati con una prospettiva distorta e chiusa.

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GLOSSARIO

  • Issue → edizione, pubblicazione
  • status → prestigio
  • solely → unicamente, esclusivamente
  • loss → perdita
  • to argue → argomentare
  • water-jar → caraffa di acqua
  • none the worse for → non meno buona; incontaminata (riferita all’acqua)
  • a necessary evil → un male necessario
  • acknowledge → riconoscere
  • detrimental → dannoso, peggiorativo
  • controversy → controversia, dissacordo, dibattito
  • British Crime Writers’ Association → L’Associazione dei giallisti inglesi
  • Gold Dagger Award → Premio di Pugnale d’Oro
  • on equal terms → allo stesso livello, alla pari
  • i.e. (abbrev. dal latino id est) → ovvero, ossia
  • so that → cosicché, in modo che
  • subsequently → successivamente
  • fiction → narrativa, romanzo
  • signal [sth] → indicare, segnalare
  • be regarded as → essere considerato come
  • league (figurative) → livello 
  • sounding board → cassa di risonanza
  • linger → permanere, persistere
  • unadulterated → genuino, puro
  • by implication → implicitamente, indirettamente
  • diminish → sminuire
  • in addition → inoltre, per giunta

 

* Fonte testo originale:

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Quando i social diventano anti-social

 Cari lettori spero possiate apprezzare questo articolo nonostante non sia inerente agli argomenti che tratto nel mio blog. Si tratta di una mia riflessione riguarda il mondo dei social network, che ho voluto condividere poiché penso che in qualche misura ci riguarda tutti.  

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Oggi non essere presente sui social è un po come se non esistesi. Da quando esistono sentiamo tutti un grande bisogno di essere sempre collegati con il “mondo”. Ognuno ha le proprie reti preferite. In questo articolo prenderò come riferimento “Facebook”, il re dei social.

Personalmente la uso regolarmente, anche se in maniera moderata. Cosa significa? Cerco di non passare troppo tempo, a selezionare gli argomenti da seguire e a non sentirne la mancanza quando non si può avere accesso alla rete. Anche se ammetto che bisogna lavorarci su per tenere un equilibrio e a non perdersi troppo quando ci si collega ai social.

Detto ciò, torniamo a parlare dell’argomento che mi ha spinto a scrivere queste righe.

Come ha influenzato Facebook la nostra vita sociale? Ai suoi inizi l’idea di potersi connettere con vecchi amici e conoscenti lontani appariva entusiasmante e perché no prometteva di riallacciare dei rapporti sociali. Ed è stato cosi finché il fuoco della curiosità iniziale non si spegnesse. Senza rendersi conto questo social è entrato a far parte nella nostra esistenza in modo talmente prorompente da farci vivere delle realtà parallele tra noi e gli altri. Instaurare dei rapporti di amicizia o sociali come nella vita reale ci siamo resi conto che è impossibile. Ognuno di noi sta creando e vivendo delle realtà virtuali dai tratti sconosciuti, ma esaltanti. Non saprei dire se i social hanno modificato i nostri tratti comportamentali oppure gli hanno evidenziati.

Il primo motivo per cui ci colleghiamo a Facebook è per curiosare ed il secondo è per apparire. Due motivi che di sociale non hanno niente, anzi producono l’isolamento e sviluppano l’egoismo. E’ da cui che nasce il campanello d’allarme dell’effetto anti-sociale che produce il social. La comunicazione, la nostra primaria necessità come esseri sociali, in questa rete è quasi inesistente. Quelli di Facebook l’hanno capito e per venirci in aiuto e toglierci ogni parola dalla bocca hanno inventato il tasto “like”, che vuoi o non vuoi, per sentirti social, sei obbligato a cliccare. Amici lontani e vicini ci rendono partecipi dei momenti più importanti della loro vita. C’è un grande coinvolgimento nella rete, ma quando per caso ci incontriamo nella realtà quasi facciamo fatica a salutarci. Non riuscirò mai a capire..!

Nel caso di uso eccessivo o di dipendenza, Facebook ha creato solitudine e distacco non solo nei rapporti interpersonali della vita sociale, ma anche nell’ambito familiare. Si tende a trascurare il proprio partner, i figli o altri familiari perdendo del tempo prezioso nella rete.

Nei casi più gravi, dovuti all’alterazione della percezione della realtà e ad una forte dipendenza dal social, si può arrivare fino alla depressione. E secondo degli studi su questo fenomeno non sono pochi i casi riscontrati. Questo per far capire l’altro lato dei social. Queste piattaforme che nascono per avvicinare, fare conoscere le persone, attraverso i loro strumenti di interazione (principalmente le foto e l’esibizionismo) hanno involontariamente in alcuni casi prodotto l’effetto contrario, quello anti-social, creando un senso di inferiorità, inadeguatezza e bassa autostima su alcuni utenti.

Ecco perché, ogni tanto bisogna staccare veramente la spina, e tornare ad assaporare la vita vera. A volte mi viene da pensare: “Se si potesse tornare indietro, sarebbe bello”!

E’ nata Adela Translations

…la mia pagina professionale sul servizio delle Traduzioni.

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http://adelatranslations.com/

Sono orgogliosa di condividere con voi questo nuovo passo importante per me. Uno dei tanti che spero mi porteranno lontano per poter crescere sempre di più come professionista.

Grazie a tutti per seguirmi ed incoraggiarmi a dare sempre il meglio!

Che altro dirvi…

Se state cercando un traduttore affidabile, adesso sapete dove trovarlo!

Nëse po kërkoni një përkthyes të besueshëm, tashmë dini ku mund ta gjeni!

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Interviste e shkrimtares dhe filozofes franceze Élisabeth Badinter mbi identitetin e gruas – Përkthim ES>AL marrë nga El País

Élisabeth Badinter: “Gruaja nuk do të ndreqë gabimin që ka bërë njeriu”

  • Filozofja paralajmëron se kriza ka theksuar dëshirën e grave të rikthehen në shtëpi dhe deklaron: “Sot për shumë gra të kesh një fëmijë është njësoj si të krijosh një kryevepër”
Libri i fundit i Elisabeth Badinter. ©Foto Patrick Kovarik

Libri i fundit i Elisabeth Badinter. ©Foto Patrick Kovarik

Élisabeth Badinter (Boulogne-Billancourt, 1944), prej katër dekadash firmos libra mbi dashurinë mëmësore, diferencat seksuale dhe identitetin mashkullor. Mbrojtëse e një feminizmi që synon tek barazia e plotë, beteja e saj e fundit e përballë me mbështetësit e gjidhënies, të cilët i konsideron përgjegjës të “konfliktit të thellë ideoligjik” që po i kthen gratë drejt shtëpisë. Specialiste e shquar e lëvizjes Shekulli i Dritave, Badinter gjithashtu prej dy dekadash vazhdon të kundërshtoje vellon integrale dhe të mbrojë me vendosmëri modelin laik francez. Filozofja, që këto ditë po përfundon vëllimin mbi mbretërimin e Maria Terezës së Austrisë, përballet me shqetësimet e saj nga shtëpia në Paris ku jeton me bashkëshortin – Robert Badinter, ministrin e periudhës së Mitterrand, i cili hoqi dënimin me vdekje -, pranë Kopshteve të Luksemburgut. Në dhomën e ngrënies, elegante e të thjeshtë, bien në sy dy elementë: busti i të shquarit Condorcet dhe një koleksion lodrash pellushi të filmit të fundit të Pixar. “Një dhuratë për katër nipërit e mij”, shpjegon ajo.

Pyetja. Në librin tuaj të fundit, Gruaja dhe nëna, denonconit “një revolucion të heshtur për të rivendosur mëmësinë në qendër të fatit femërorë”. Pesë vjet më vonë, si paraqitet situata?

Përgjigjia. Nuk ka pasur ndonjë përmirësim, por as edhe ndonjë përkeqësim. Ka ndikuar ndjeshëm konteksti ekonomik. Kur një grua dëshiron të lërë punën dhe t’i dedikohet plotësisht mëmësisë, mendohet mirë. Divorcet po bëhen gjithmonë e më frekuente dhe shumë gra i druhen faktit që të mbeten të vetmuara me të ardhura të vogla jetese. Kur kanë një punë sadopak interesante dhe të paguar mirë, preferojnë ta mbajnë se sa të qëndrojnë në shtëpi, edhe kur preferojnë këtë të fundit.

Pyetja. Sipas kësaj që pohoni do të thotë se kriza ka ndikuar, paradoksalisht, në favor të emancipimit?

Përgjigjia. Jo absolutisht, kriza ka qenë një faktor regresiv. Ka krijuar një ndenjë mosbesimi karshi tregut të punës dhe ka theksuar dëshirën për tu kthyer në shtëpi. Përballë pasigurisë që mbizotëron dhe pabarazisë së pagës, shumë gra preferojnë të strehohen tek familja dhe tek të vegjëlit e tyre. Në mungesë të një vendi të mirë pune, shumë gra përqëndrohen tek shtatëzania. Përse të rropatesh duke punuar për një rrogë minimale kur egziston një alternativë më pozitive? Karshi një tregu pune që i shfrytëzon, prospektiva për të rritur një fëmijë të lumtur dhe të zgjuar paraqitet më entuziasmuese. Sot, për shumë gra, të kesh një fëmijë është njësoj si të krijosh një kryevepër.

Pyetja. Në një farë mënyre doni të thoni, që mëmësia është kthyer në një formë ndërmarrjeje krijuese, si rezultat i zhgënjimit të shkaktuar nga tregu i punës.

Përgjigjia. Pa dyshim. Problemi qëndron në faktin që ky fenomen shoqërohet nga imponimi i qëndrimeve natyraliste. Për të qenë një nënë e mirë sot, një grua duhet ta ushqejë me gji foshnjën e saj natë e ditë dhe ta mbaj në shtrat deri sa të mbushë vitin. I kërkohet nënës që ta zgjasë kontaktin me të voglin e saj sa më shumë të jetë e mundur.

Pyetja. Prej vitesh denonconi imponimin e gjidhënies, ashtu si edhe refuzimin e pilulës, të anestezise epidurale apo të qumështit pluhur. Nga se shkaktohen keto fenomene?

Përgjigjia. Nga tendenca për tu kthyer në natyrë e propozuar nga lëvizja ambientaliste, që merr frymezim nga Rousseau. Kur dikush lexon librin e tij Emili, perballet me të gjitha dhe secilen nga idetë që sot shoqëria na i imponon si te ishin modernizimi absolut. Nëna natyraliste synon të thyej skemat e kapitalizmit konsumist, duke e konsideruar të shenjtë afrimin me natyrën. Sot vërehet sjellja e një nënë shimpanze dhe propozohet sikur të jetë ky modeli për tu ndjekur. Më duket absurde të konsiderosh natyrën si një model të perjetshëm dhe të pasuperueshëm. Është e pamohueshme që veprimet e njeriut e kanë dëmtuar natyrën, por jo çdo gjë që ka çuar në civilizim ka qenë e dëmshme.

Pyetja. Mendoni se gjendemi perballe nje levizjeje reaksionare te ngjashme me ate te viteve ’50, kur e ashtuquajtura Aleanca e Qumeshtit, organizata amerikane e themeluar nga disa nena katolike, promovoi me sukses gjidhenien ne fazën kyçe te lindjes së lëvizjes feministe?

Pergjigjia. Egziston nje dallim i rendesishme: ato qe ankohen sot nga kjo levizje nuk jane gra tradicionaliste, perkundrazi plotesisht feministe. Gjendemi perballe nje triunfi te padiskutueshem te feminizmit diferencial, krejt ndryshe nga ai universal, te cilin e mbroj  dhe qe u misherua nga Simone de Beauvoir. Feminizmi i ri, ne vend qe te na nxise qe te jetojme njelloj si burrat, preferon te nenvizoje pekuliaritetin tone. Ne veçanti shtatezanine, por edhe pacifizmin, afrimitetin me natyren apo vemendjen per te tjeret. Ky model filozofik-feminist, qe shperthue ne vitet ’80 perfshiu nje publik te konsiderueshem ndermjet grave te klasave te privilegjuara.

 

[Artikulli vazhdon…..]

 

Artikulli origjinal: 

http://internacional.elpais.com/internacional/2015/08/05/actualidad/1438790334_204242.html

Analisi del 2015

Un’altro anno del mio blog è trascorso… Vi voglio ringraziare tutti per aver condiviso con me i suoi contenuti, che con entusiasmo e passione ho cercato di offrirvi. C’è ancora tanta strada da fare, ed io ce la sto mettendo tutta per crescere insieme a questo blog. Mi auguro che l’Anno Nuovo sia ancora più ricco di informazioni utili e articoli interessanti, per continuare a stare in compagnia.

Buon 2016 a tutti, di cuore! adela

P.s Grazie e tanti auguri a tutto lo staff di WordPress!

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

Un “cable car” di San Francisco contiene 60 passeggeri. Questo blog è stato visto circa 1.100 volte nel 2015. Se fosse un cable car, ci vorrebbero circa 18 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

A mother’s reflection, of Human Rights Nationality

Dedicated to the little syrian sea angels

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When we usually look for angels we stare the sky, but these days they are coming from the sea…The photos of the tragedy are too much for any person who can associate the image of death to everything but not the children. Often I feel impressed by such cruelty but this time I made the effort to see the photo through the eyes of a mother, the mother that followed her children towards the journey of a better life. The more I fix the photo of the baby the more it speaks to me. It’s impossibe to turn away your head when death is shouting so loudly…because is that that we often do in front of death, we try to escape, until it doesn’t touch us. But in the photo of Aylan surprisingly even the death seems invisible, as if children should be immune to it… I try to convice myself, althuogh knowing it’s not true. His little body to the seashore is so relaxed that seems he is sleeping. What captured my attention and wrenched my heart were the clothes he had on, everything in its place. I thought of his Mom who dressed him up with care and love and prepared for the long journey, which should have been safe even on a small boat on the open sea.

To get the message of the tragic story of the family of the little Aylan and of other thousands refugees and innocent children you don’t have to look at his photo for a long time, just a few seconds and its image is focused on your mind. His body with the head towards sea and his back to the mainland as if he wanted to tell us that it wasn’t the sea to kill him but our complicated World. On the contrary the sea was the only to welcome and cradle him and in some way give the so much desired peace. He is lying on the seashore as a nightingale ready to take flight towards the Hope and a bettere World! He is leaving…..

Good bye dear Aylan and may God take care of you and your family for eternity!

adela

Të përkthesh një këngë – “El Perdón” Nicky Jam y Enrique Iglesias, ES > AL

“¡El verano está acabando, aunque escuchando esta musica se puede vivir aún un poco más…!”

“Vera po mbaron, ndonëse duke dëgjuar këtë muzikë mund ta ndjejmë akoma edhe më gjatë…!”

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El Perdón

Enrique:                                                                        
Dime si es verdad
Me dijeron que te estas casando
Tú no sabes como estoy sufriendo
Esto te lo tengo que decir
Nicky Jam:
Cuéntame
Tu despedida para mi fue dura
Será que él te llevo a la luna
Y yo no supe hacerlo así
Enrique:
Te estaba buscando
Por las calles gritando
Eso me está matando oh no
Nicky Jam:
Te estaba buscando
Por las calles gritando
Como un loco tomando oh…
Enrique:
Es que yo sin ti
Y tú sin mi
Dime quién puede ser feliz
Esto no me gusta
Esto no me gusta
Nicky Jam:
Es que yo sin ti
Y tú sin mi
Dime quién puede ser feliz
Eso no me gusta
Eso no me gusta
Enrique:
Vivir sin ti, no aguanto más
Por eso vengo a decirte lo que siento
Estoy sufriendo en esta soledad
Nicky Jam:
Y aunque tu padre no aprobó esta relación
Yo sigo insistiendo a pedir perdón
Lo único que importa está en tu corazón
Enrique:
Te estaba buscando
Por las calles gritando
Esto me está matando oh no
Nicky Jam:
Te estaba buscando
Por las calles gritando
Como un loco tomando oh…
Enrique:
Es que yo sin ti
Y tú sin mi
Dime quién puede ser feliz
Esto no me gusta
Esto no me gusta
Nicky Jam:
Es que yo sin ti
Y tú sin mi
Dime quién puede ser feliz
Eso no me gusta
Eso no me gusta
Enrique:
Yo te juré a ti eterno amor
Y ahora otro te da calor
Cuando en las noches tienes frío oh oh
Nicky Jam:
Yo sé que él te parece mejor
Pero yo estoy en tu corazón
Y por eso pido perdón
Enrique:
Es que yo sin ti
Y tú sin mi
Dime quién puede ser feliz
Esto no me gusta
Esto no me gusta oh no
Nicky Jam:
Es que yo sin ti
Y tú sin mi
Dime quién puede ser feliz
Esto no me gusta oh yeah…
(Tú sin mí)
Dicen que uno no sabe lo que tiene
Hasta que lo pierde pero…
(Yo sin ti)
Vale la pena luchar por lo que uno quiere
(No puedo vivir así)
Y hacer el intento
(No quiero vivir así)
N.I.C.K
Nicky Jam, Enrique Iglesias
(No quiero que me dejes por favor)
Haciendo historia. Saga White Black
(Y te pido perdón)

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*Video e kenges https://www.youtube.com/watch?v=hXI8RQYC36Q