In giro per il Mondo attraverso la Letteratura

Corso online (per ragazzi 14-19 anni)

Video introduttivo


Struttura del corso

  • 5 Paesi da visitare
  • Per ogni paese studieremo 3 autori, a cui sarà dedicato un incontro con una delle sue opere più rappresentative
  • Durata dell’incontro 1h30, tariffa €23,00
  • Corso in piccoli gruppi (max 7 iscritti), tramite piattaforma Google Meet
  • Gli incontri si terranno ogni 3 settimane
  • I nomi degli autori e le opere verranno svelate gradualmente durante il corso.


ISCRIZIONE AL CORSO

  • Primo incontro conoscitivo e “Introduzione al corsogratuito. Durata 1h
*IL CORSO E' ATTIVABILE TUTTO L'ANNO

Qualcuno che ti aiuti, Detachment (Il Film)

Per l’ennesima volta il Cinema viene in soccorso della Letteratura. Due linguaggi diversi, ma ugualmente potenti ed universali. Il primo più diretto e immediato tenta sempre di aprire un varco per raggiungere l’immensa dimensione dell’altro.

La figura dell’insegnante appassionato, che cerca di trovare le parole giuste per avvicinarsi ai suoi studenti, quelle che le darebbero l’accesso a quel mondo ermetico e così tormentato dell’adolescenza. Impossibile non confrontarlo con “L’attimo fuggente”. Due film che mettono al centro i ragazzi, il loro mondo, i loro sogni, le loro paure, le loro speranze, davanti a una società fredda, indifferente, chiusa e crudele.

Gli anni sono passati, ma la difficoltà di trovare il proprio posto nel mondo non è cambiata. Quella che ci fa vedere “Detachment” è la storia dolorosa dei nostri tempi. Ci troviamo davanti allo specchio che ci mostra il fuori e il dentro di noi, con l’intento di indurci a riflettere su come siamo ridotti. Il regista lo fa in termini forti e immagini dure, rappresentando la realtà per com’è, nuda e cruda, grazie anche alle riprese che assomigliano più a un documentario che a un film.

“Bisognerebbe avere dei requisiti,

un curriculum serio e un manuale per fare i genitori,

e seguirne costantemente le istruzioni”.

Un’interpretazione magistrale, profonda ed emozionante, quella di Adrien Brody, capace di bucare lo schermo ed arrivare dritto a noi come una ventata d’aria fresca. Nel ruolo di Prof. Barthes, insegnante supplente di letteratura in un liceo di periferia, attraverso il dramma della sua vita, pone l’accento su tematiche importanti e forti come l’abuso e il trauma infantile, la genitorialità, la maturazione, l’amore, l’adolescenza, la crisi della scuola, la depressione e il suicidio giovanile, la prostituzione minorile, le malattie sessualmente trasmissibili. Problematiche profonde e sanguinanti della nostra società, delle quali spesso per omertà non si ha il coraggio di parlarne.

Lui non ha risposte certe e rassicuranti per i suoi ragazzi. L’unico modo che conosce per non diventare schiavi delle idee malate che da tutte le parti ci riversano ogni giorno, è quello di rendersi liberi attraverso la lettura.

“L’unico modo per sopravvivere è poter

preservare la nostra mente”.

Ci fa capire come sia difficile essere un insegnante oggi, quando ci si sente schiacciati dal peso della responsabilità che la famiglia e la società attribuisce a questa figura. A come si è soli a dover guidare e incoraggiare i ragazzi che si stanno per affacciarsi alla vita, non con entusiasmo ed ottimismo, bensì con il sentimento che più contraddistingue la loro età, la rabbia.

“Non basta avere qualcuno che ti insegni,

ci vuole qualcuno che ti aiuti!”

Il film si apre con una citazione di Albert Camus e si chiude con la lettura di un brano del racconto “La caduta della casa degli Usher”, di Edgar Allan Poe, come se si cercasse di trattenere in un abbraccio la vita che si dibatte a squarciagola sotto quel peso che ci schiaccia il petto.

Chi sa se ancora una volta la Letteratura riuscirà a salvarci dal caos in cui viviamo?

Insegnare, che passione!

Da sempre ho sentito dentro di me la vocazione di insegnare, di trasmettere qualcosa di importante e di utile ai più giovani. Per molto tempo ho aspettato che fossero gli altri ad offrirmi la possibilità di entrare nel meraviglioso mondo dell’Insegnamento. Inconsapevolmente ho perso tanto tempo aspettando invano. Poi ho finalmente capito che se si vuole davvero una cosa nella vita, c’è un solo modo per ottenerla: rimboccarsi le maniche e impegnarsi ogni giorno. E’ questo che con tanta determinazione ho fatto e che continuo a fare, perché un buon insegnante non smette mai di imparare.

Attraverso i libri e lo studio ho ritrovato la mia passione più grande, quella che avevo scoperto da bambina, la Letteratura, ed è stato bellissimo rincontrarsi. Gradualmente è stata lei ad indicarmi la strada. E così con ancora più sete ed entusiasmo mi sono immersa tra le sue pagine e per la prima volta nella vita ho capito che quello che più amo fare è parlare di Letteratura. Più di tutto vorrei avvicinare i giovani, gli adolescenti, a questo magico mondo, per fargli scoprire l’immensa ricchezza artistica e umana, che i grandi scrittori ci hanno lasciato tra le pagine delle loro opere.

Questo breve articolo semplicemente per dirvi che ‘esisto’ e che sono qui per chiunque avesse bisogno e soprattutto voglia di intraprendere questo viaggio bellissimo alla scoperta della Letteratura.

Émilie du Châtelet e il suo “Discorso sulla felicità”

Nasciamo per essere felici. Durante il percorso, complichiamo però così tanto la nostra vita, che ad un certo punto ci mettiamo alla disperata ricerca della tanto desiderata Felicità. Molto si è scritto a proposito. Le grandi menti hanno condiviso con le future generazioni le loro esperienze e i loro insegnamenti. Questo che condivido con voi è il prezioso contributo che ha dato Émilie du Châtelet (1706-1749), attraverso le pagine del suo Discorso sulla felicità, considerato tra i saggi più interessanti ed autentici scritti nel XVIII secolo che meritano di essere letti ancora oggi.

La marchesa du Châtelet considerata uno dei più grandi ingegni femminili del XVIII secolo, studia con dedizione matematica e fisica, in un tempo in cui le donne non avevano facile accesso al mondo scientifico. Le sue origine aristocratiche gli permettono, oltre che ad istruirsi sia nel campo scientifico che in quello umanistico (studiando lingue e filosofia), di frequentare ambienti e di entrare in contatto con i più importanti intellettuali francesi del suo tempo. All’età di trent’anni, proprio in questi circoli di illustri studiosi, fa l’incontro con l’uomo che segnerà profondamente la sua vita e il suo animo “tenero, sensibile, vivo e tenace che non sa né dissimulare né moderare le proprie passioni”, come lo definisce lei stessa. Così, nel 1936 lascia Parigi, il marito, i tre figli e gli amanti, per andare a vivere con colui che per i prossimi dieci anni avrebbe rappresentato per lei l’Amore, nientemeno che il grande filosofo, Voltaire. Ed è questo straordinario legame, o per meglio dire la sua dolorosa fine che ha spinto Mme du Châtelet a cercare di fare un bilancio del suo intenso vissuto, convinta di avere raggiunto, all’età di quasi quarant’anni, la maturità che gli avrebbe regalato la serenità d’animo e di conseguenza la felicità.

Secondo gli studiosi, il manoscritto ritrovato e pubblicato soltanto trent’anni dopo la morte della sua autrice, non fu scritto con l’intento di essere reso pubblico. Anche se leggendolo fa pensare che nel cuor suo la marchesa sperasse che le sue parole e i suoi saggi consigli raggiungessero più persone possibili. Come dicevo, è stata la passione più potente che conosciamo nella vita, “quella che mette la nostra felicità interamente alla dipendenza degli altri e forse la sola che possa farci desiderare di vivere e ci induce a ringraziare l’autore della natura, chiunque egli sia, per averci donato la vita”, ovvero l’Amore, che ha spinto Mme du Châtelet a mettersi a nudo, come donna e ad affidarci le sue più intime riflessioni sulla vita.

Émilie du Châtelet, è stata una donna straordinaria, che ha avuto il coraggio di essere se stessa, con i pro e i contro del suo carattere acceso, passionale, travolgente, e di una mente brillante in grado di vedere e sentire cose concesse ai pochi.

E’ rimasta legata fino alla fine ai sui valori e ideali, come andare contro i pregiudizi e scegliere sempre e comunque di vivere appieno le passioni e coltivare le illusioni, che infondo sono la base della nostra felicità. Credeva tanto nella forza della ragione, che a una certa età, dovrebbe guidare la nostra vita, per regalarci a tutti costi la felicità.

Per l’ennesima volta nella vita si è affidata alle illusioni, ignara che il destino aveva in serbo per lei un’altra prova, un’altra devastante passione amorosa, che questa volta le sarà fatale. Così all’età di quarantadue anni si trova fra le braccia di Saint-Lambert, un giovane ufficiale di dieci anni più giovane di lei. Lo legherà a lui un doloroso sentimento che sa tanto di un amore adolescenziale e che lo porterà a compiere un’altra follia, quella di rimanere incinta in un età in cui non dovrebbe. Quello che durante tutta la gravidanza è stato un presentimento, purtroppo si verifica poco dopo il parto. Il 10 settembre 1749 Mme du Châtelet, chiude gli occhi per sempre, pochi giorni dopo avere dato alla luce una bambina, che a sua volta non sopravvivrà. Al suo capezzale suo marito, il compagno Voltaire e l’amante Saint-Lambert, gli uomini che aveva tanto amato, ma che non sono riusciti a salvarla.

Cerchiamo di star bene in salute, di non avere pregiudizi, di provare delle passioni e di ricavarne felicità, di sostituire gli ardori con le inclinazioni, di conservare le nostre illusioni, di essere virtuosi e di non pentirci mai, di allontanare le idee tristi e di non permettere mai al nostro cuore di conservare una sola fiammella di piacere per qualcuno il cui piacere è diminuito e che ha smesso di amarci. Dovremo pur lasciarlo, un giorno, questo amore, anche se non saremo già vecchi, e questo giorno sia quello in cui esso cessa di renderci felici. Coltiviamo seriamente l’amore per lo studio, amore che fa dipendere la nostra felicità solo da noi stessi. Preserviamoci dall’ambizione ma sforziamoci di sapere bene quello che vogliamo essere: decidiamo la strada da seguire nella nostra vita, e cerchiamo di cospargerla di fiori.

Vorrei essere come te

Una mia poesia

Ti osservo mentre dormi beata 
mia dolce gattina,
nel tuo sonno sereno privo di pensieri, 
e per un momento vorrei essere come te...

Ma vorrei essere come te
soprattutto quando sei sveglia,
quando sei allegra e giocosa e ti diverti 
con la prima cosa che ti capita fra le zampe.

Quando ti voglio abbracciare,
ma sfuggi perché in quel momento non ti va,
ed io a malincuore imparo ad accettare
il tuo spirito libero.

Perché non c'è cosa che ami di più
della tua libertà,
e lo eserciti con così tanta classe
che è impossibile non affezionarsi.

Hai il tuo bel caratterino
e ti fai rispettare,
se non si vuole incorrere
in qualche spiacevole graffiata.

Mi piace come te ne vai dritta
anche quando ti si chiama per nome,
quando sui tuoi cuscinetti morbidi,
ti rifuggi nell'altra stanza in cerca di privacy.

Mi piace quando spunti come per magia
con il tuo bel musino,
quando ti chiamo e non ti trovo,
con quello sguardo tenero che vale più di mille parole.

Amo il tuo modo di essere grata
tutte le volte che ricevi il cibo,
e la corsetta buffa che fai
ogni volta che nomino "pappa".

Amo lo sguardo che hai
simile a un maestro saggio,
quando ti raccogli silenziosamente
all'angolo del divano.

Ma più di tutto
amo il modo in cui esprimi
il tuo affetto incondizionato.

Quando la sera ti appoggi sulla coperta
vicino a me, mentre leggo.
Quello è il tuo posto preferito,
da dove per un po' non vuoi fuggire.

E' bello vivere spensierati e liberi
come te gattina mia.
Ma, ahimè, a noi umani, 
almeno per ora, tutto ciò non ci è concesso.

Adela  Allajbej




 

Un nuovo inizio

“Che sapore ha per me la felicità? Quello di una tisana calda, leggendo un buon libro, in compagnia del mio gatto”.

Siamo arrivati alla fine anche di questo viaggio, che come ogni viaggio bello o brutto che sia prima o poi finisce. E’ tempo di salutarci caro 2020. Uh, quante emozioni ci hai fatto vivere! Ci hai stravolto la vita in un batter d’occhio e altrettanto velocemente hai messo l’intera umanità, per la prima volta nell’era moderna, sulla stessa barca. Quanto è stato difficile affrontarti sotto diversi punti di vista, ne siamo tutti testimoni. Vorrei invece fare il punto su cosa realmente ci hai insegnato, partendo dalla mia esperienza personale.

Si dice che non può piovere per sempre. In questi giorni è arrivata anche la neve, che per chi ama vedere il lato positivo delle cose può essere considerata un dono, dato che non succedeva da anni sotto le Feste. In ogni caso, grazie alle giornate più buie che riusciamo ad apprezzare davvero una bellissima giornata di sole. Così è stato questo 2020, come un lungo inverno, simile a quelli descritti nei racconti per bambini, che mettono a dura prova la resilienza dell’uomo. Sicuramente ognuno lo ha vissuto a modo suo, affrontando le proprie sfide e difficoltà, anche se questo anno diverso ha offerto a tutti una grande opportunità. Ci ha permesso di rallentare e in qualche modo di resettare la nostra vita. Abbiamo dovuto fermarsi per salvaguardare la cosa più preziosa che abbiamo e che spesso diamo per scontato, la nostra Salute. E mentre ci siamo fermati, all’interno delle nostre case, abbiamo fatto due incontri importanti e forse inaspettati per il nostro modo di vivere, quello con il Tempo e con noi stessi. All’improvviso ogni fretta è sparita e le nostre giornate si susseguivano lentamente in attesa di essere riempite, con attimi di vita, che da adesso doveva avere un sapore più autentico. Avevamo a disposizione tutto il tempo necessario, per fare quello che fino a quel momento avevamo rimandato. Ci siamo resi conto ingenuamente che se ci fermiamo, il mondo e la vita vanno avanti lo stesso. Anzi, con enorme beneficio per il pianeta che si è potuto riposare e rigenerarsi per un po’.

E poi l’incontro con noi stessi, o per lo meno è quello che è successo a me. Non dovrebbe essere sempre vero, ma dalla vita ho imparato che per stare bene e ritrovare il proprio equilibrio, devi prima stare male. Solo quando si ha il coraggio di guardarsi dentro e riconoscere le proprie debolezze e le proprie paure, si è pronti ad imbarcarsi in quel viaggio che ti porterà alla tua essenza. Una volta realizzato quello che stava succedendo intorno a noi e accettata la nuova realtà, mi sono accorta che avevo bisogno di prendermi cura di me stessa. Da sempre ci insegnano a prendersi cura degli altri, dimenticando di dirci che per prima dobbiamo cominciare da noi. Perché non si può stare bene con nessuno, se non si sta bene con se stessi.

Ho iniziato a leggere. La lettura è diventato il mio rifugio sicuro. Ho letto tanto in questo 2020, come non avevo fatto in tutta la mia vita. Ho riscoperto la piacevolissima e preziosissima compagnia dei libri. Ho imparato tante cose nuove e mi si sono aperte nuove finestre sul mondo. Ho sentito il bisogno di cambiare, il desiderio di migliorare e tanta voglia di imparare. Mi sono resa conto che più tempo dedichiamo alle cose che amiamo, che ci fanno stare bene e più positivo diventa il nostro sguardo sul mondo. Amarsi e riscoprire le nostre potenzialità ci rende forti e ci permette di affrontare la vita con coraggio ed entusiasmo.

Io mi auguro che anche voi abbiate iniziato in qualche modo a fare il viaggio verso voi stessi, quel viaggio che racchiude la speranza e la consapevolezza che un mondo migliore sia ancora possibile.

Cara Bergamo, ti scrivo…

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In questi ultimi giorni ti sei sentita sola e ferita, come forse non era mai successo prima. Ferita e messa in ginocchio da questo nuovo virus arrivato da lontano, in un Mondo che da tempo sappiamo di essere così piccolo. Nell’impossibilità di tenerti la mano in questi momenti ed abbracciarti come avrei voluto fare, ti scrivo queste righe per esprimerti la mia vicinanza.

Sei diventata la mia città e la mia casa da diciannove anni ormai, da quando nel 2001 lasciai la piccola Albania. Ho imparato a conoscerti poco a poco e tu mi hai permesso di crescere, perché qui ho trovato le possibilità e gli strumenti per poter realizzare tutti i miei sogni. Se dovessi immaginarti come una persona mi viene facile pensarti come uno di quei cari nonni che questo virus ha strappato dal cuore delle proprie famiglie e di tutti quelli che ancora stanno combattendo. Quelle grandi persone che abbiamo conosciuto un po’ in questi ultimi giorni dalle fonti di informazione. Perché quelle persone non sono solo numeri per le statistiche ma sono persone ricche di un vissuto, e soprattutto ti rappresentano perché sono definiti ‘Bergamaschi Doc’. Persone che hanno affrontato la vita con grande forza e dignità, semplicità e positività, lavoro e sacrifici. Persone schive, ma dal cuore buono, dal sorriso caldo e dal consiglio sincero. Questa è l’immagine miglior di te, che si rispecchia pienamente nella gente delle Valli, che più di tutti sono stati messi a dura prova in questa emergenza senza precedenti per la nostra generazione. Gente che non si è mai risparmiata per dare il proprio contributo all’interno della propria comunità, facendolo con umiltà e saggezza. Perché per gente come loro la comunità è un valore imprescindibile, il cuore pulsante della società. In questo senso ci devono servire da esempi, a noi che viviamo in società sempre più individualiste in cui oggi a causa di questo ‘nemico’ siamo chiamati a prenderci cura gli uni degli altri, per salvare la nostra comunità globale.

Cara Bergamo, come ti ho già scritto, in questi anni ho imparato a conoscerti bene, ma ho ancora tanto da scoprire su di te. Spero di poterlo fare quanto prima, augurando che i giorni sereni non tardino ad arrivare per tutti! Intanto ti abbraccio forte e mi raccomando ‘Molà mia!”

LA CASA EN EL AIRE, Traduzione canzone ES>IT

È passato tanto tempo dall’ultima volta che ho scritto sul blog, su questo spazio che considero come il mio porto sicuro. Mai come in questi ultimi giorni ne abbiamo bisogno di uno, giorni in cui il Coronavirus ha cambiato repentinamente la nostra quotidianità. Siamo stati tutti travolti da un misto di sensazioni spiacevoli come la paura, l’incertezza, l’impotenza, la vulnerabilità e la solitudine. Per poterne uscire inermi da questa situazione, ognuno di noi penso ha cercato di mantenere, non senza sforzo, il proprio equilibrio e la propria razionalità per affrontare nel modo giusto questa ennesima sfida della vita.

Il motivo per cui ho deciso di scrivere, non è per condividere qualcosa su questo nuovo virus, ma al contrario, per cercare di distrarsi dalla miriade di informazioni di cui siamo stati bombardati a proposito di quest’ultimo.  Da qualche parte leggevo che il lusso più grande che ci conduce alla quiete oggi è la libertà dalle informazioni. Ecco, con questo nuovo articolo mi voglio e vi voglio regalare un po’ di libertà e leggerezza. Dopo aver letto la traduzione che vi propongo ne sono sicura che le anime vi saranno grate.


* Immagini tratte dal videoclip della canzone su YouTube

Oggi condivido con voi la traduzione di una bellissima canzone nonché una splendida poesia in spagnolo. Si intitola La Casa en el Aire. Quando ad interpretarla sono due grandi artisti come Carlos Vives (uno dei migliori rappresentanti della musica colombiana contemporanea) e Lolita Flores (una poliedrica artista spagnola) il risultato non può essere che questo capolavoro. La canzone è un omaggio a Rafael Escalona, uno dei più importanti compositori della musica colombiana, soprattutto del genere ‘Vallenato’, riconosciuto ufficialmente dall’UNESCO come Patrimonio Immateriale dell’Umanità.

 
 La casa en el Aire    
                                                                         
 Voy a hacerte una casa en el arie                       
 solamente pa' que vivas tu                                   
 después le pongo un letrero bien grande          
 de nubes blancas que diga Ada Luz. (bis)            
 Mira mi vida si sería bonito vivir,                    
 Arriba de to'l mundo. (bis)                                 
 Allá en el cielo con los angelitos,                      
 Sin que te vaya a molestar ninguno.                
 Allá en el cielo con los angelitos,                        
 Sin que te vaya a molestar ninguno.                
 Porque el que no vuela no sube,                        
 Para ver la luz de las nubes                               
 Porque el que no vuela no llega allá                
 Para ver la luz de la inmensidad.   
                 
 Quiero explicar cuale es el motivo                  
 de hacer esta casa en el aire (bis)                 
 la unica forma de vivir tranquillo                 
 porque el camino no lo sabie nadie. (bis) 
  
 Si te preguntan como se sube, ¡decidles!      
 Que algunos se han perdido. (bis)             
 Para ir al cielo creo que no hay camino,    
 Sólo tú y yo nos iremos en una nube.          
 Para ir al cielo creo que no hay camino,   
 Sólo tú y yo nos iremos en una nube.
          
 Porque el que no vuela no sube,                    
 Para ver la luz de las nubes                         
 Porque el que no vuela no llega alla            
 Para ver la luz de la inmensidad.                 
 Como esta casa no tiene cimientos,              
 Es el sistema que he inventado yo,              
 Me la sostienen en el firmamento                
 Los angelitos que les pido a Dios. 
               
 Porque el que no vuela no sube,                  
 Para ver la luz de las nubes                         
 Porque el que no vuela no llega allá           
 Para ver la luz de la inmensidad.                
 Voy a hacer mi casa en el aire,                      
 Pa' que no te moleste nadie.                          
 Voy a hacer mi casa en el aire,                    
 Pa' que no te moleste nadie.                          
 Porque el que no vuela no sube,                
 Para ver la luz de las nubes                        
 Porque el que no vuela no llega allá         
 Para ver la luz de la inmensidad.             
 La casa nell'Aria

 Ti costruirò una casa nell'aria                                  
 per viverci soltanto tu
 Dopo ci metterò un bel cartello grande         
 fatto di nuvole bianche che dicano Ada Luz,                   
 Come sarebbe bello Vita mia vivere 
 in cima al mondo intero.
 Là su in cielo con gli angioletti.                
 Senza che ti possa disturbare nessuno.                      
 Là su in cielo con gli angioletti,
 Senza che ti possa disturbare nessuno. 
 Perché chi non vola non può salire,
 Per vedere la luce oltre le nuvole.
 Perché chi non vola non arriva là su,
 Per vedere la luce dell'immensità.

 Voglio spiegare qual è il motivo 
 per costruire questa casa nell'aria.
 L'unico modo per vivere tranquillo,
 perché il camino non lo conosce nessuno.
  
 Se ti chiedono come si sale, digli: 
 Che alcuni si sono persi!
 Per andare al cielo credo non ci sia una strada,
 Ci andremo solo io e te su una nuvola.
 Per andare al cielo credo non ci sia una strada,         
 Ci andremo solo io e te su una nuvola.

 Perché chi non vola non può salire,
 Per vedere la luce oltre le nuvole.
 Perché chi non vola non arriva là su,
 Per vedere la luce dell'immensità.
 Siccome questa casa non ha fondamenta,
 È il sistema che ho inventato io,
 Me la sostengono nel cielo
 gli angioletti mandatomi da Dio.
 
 Perché chi non vola non può salire,                       
 Per vedere la luce oltre le nuvole.
 Perché chi non vola non arriva là su,             
 Per vedere la luce dell'immensità.
 Costruirò la mia casa nell'aria,
 Così da non infastidirti nessuno.
 Costruirò la mia casa nell'aria,            
 Così da non infastidirti nessuno.
 Perché chi non vola non può salire,
 Per vedere la luce oltre le nuvole.
 Perché chi non vola non arriva là su.              
 Per vedere la luce dell'immensità.
   

L is for Learning to learn

Carol Read's ABC of Teaching Children

From a perhaps surprisingly young age, we can teach children to learn effectively and successfully. Learning to learn is to do with training children to become responsible, self-aware, reflective, and increasingly independent learners. It is also to do with giving children opportunities to develop the learning styles and strategies that help them learn best. Given that we have no idea what the children we teach may want or need to learn in the future, equipping them to become competent and confident life-long learners is one of the most important things we can do.

Even with very young children, it is both possible and important to include ‘learning to learn’ as an integral part of our lessons and to get children to think explicitly about how they learn (the process) as well as what they learn (the product). We also need to mediate in our lessons in a range of ways…

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