Tradurre Troisi – La trascrizione


troisi

Trascrizione e traduzione in albanese di una scena dal film di Ettore Scola “Che ora è?”(1989) con Massimo Troisi e Marcello Mastroianni

Ho scoperto Troisi qualche anno fa guardando Ricomincio da tre, uno splendido film. Da lì mi sonno innamorata del genio di questo grande artista e mi sono messa alla ricerca di tutta la sua filmografia. Il suo talento e la sua unicità è nota alla critica e sopratutto al pubblico  già dai suoi inizi, tuttavia penso che oggigiorno bisogna ricordarlo più spesso, perché la ricchezza che ha lasciato al cinema, non solo italiano, non ha uguali. Il frammento che condivido in forma di testo scritto, ossia trascrizione, in questo articolo è estratto dal film di E. Scola Che ora è?, che al mio modesto parere può essere considerato un capolavoro. Sostanzialmente nel film si parla del rapporto tra padre e figlio, un rapporto conflittuale, complesso, imperfetto ma comunque profondo. E per di più senza tempo..!

Riassumere in una frase la trama del film: Dedicato alla incomunicabilità generazionale, il film vive un rapporto incontro padre-figlio strutturato sull’arco di una sola giornata…(Da Wikipedia)

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ciak si gira

Michele: E poi ti lamenti tu che il nonno di Napoli faceva a pigliare informazioni su di te dai carabinieri. Tu sei uguale a lui, 50 anni dopo però.

Il padre: Scusa.

Michele: No scusa, che scusa, bastasse che ti facessi i cazzi tuoi, no? ..e porta 5!

Il padre: Io non mi sarei mai permesso di dire a mio padre di farsi i cazzi suoi.

Michele: Si vede che se li faceva. Se non se li faceva hai fatto male a non dirli di farseli.

Il padre: Io mi preoccupavo di sapere se fra te e lei andava tutto bene, era una premura, una carineria.

Michele: Io non lo vedo questo tipo di carineria, per piacere. Anzi io preferirei…

Il padre: “Preferirei di no”. Chi lo dice? Lo sai o non lo sai, e? Non lo sai. Bartleby, lo scrivano, Herman Melville, 1851.

Michele: Moby Dick è del ’51, Bartleby penso sarà del ’53.

Il padre: Va be, mi fido, mi fido. Ah, Da Pietro Bar del Porto, ho capito… la telefonata a sor Pietro, i tartufi del sor Pietro… Andiamolo a trovare questo mitico sor Pietro.

Michele: Lasci stare papà andiamo.

Il padre: Dai Michele andiamo. Mi fa piacere di conoscerlo.

[……………………………….]

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Michele: Perché sei storto?

Il padre: Non si è storto nessuno.

Michele: Sei uscito dal bar così…

Il padre: Così come? Da maleducato, ti ho fatto fare una brutta figura con tuo amico.

Michele: No, chi ha detto niente..

Il padre: Del resto dovresti esserci abituato, da stamattina che ti faccio fare brutte figure. Io come dico sbaglio, sbaglio tutto, non lo so…non ti va bene niente.

Michele: Io non ti capisco.

Il padre:  Tu non mi capisci?

Michele: No.

Il padre: Ah, invece io ti capisco?

Michele: Non so.

Il padre: Fra un mese è finito il servizio militare e non siamo riusciti a capire cosa vuoi fare. Sai qual è il guaio? Che forse non lo sai neanche tu.

Michele: No, io lo so, lo so benissimo io. Io lo so che almeno per un certo momento, per un certo periodo, so che a Roma, credo che almeno per ora non ci voglio tornare.

Il padre: Ah no, non ci vuoi tornar…

Michele: No.

Il padre: E… ho capito! Tu vuoi andare in Islanda, con il 13 miliardario. E’ in Islanda che devi andare, ma certo, al aeroporto di Reykjavik non c’è pericolo  che ti perdi, vai vai a Reykjavik.

Michele: Ma che Reykjavik, Reykjavik era perché hanno fatto questa cosa del tredici, ognuno di loro esprimeva un desiderio e io facevo quello senza desideri. Ho detto Islanda perché mi è venuto Islanda.

Il padre: A ah, adesso tutto è chiaro. E sì. Meno male figlio mio, adesso sto proprio tranquillo, perché tu a Roma non ci vieni, in Islanda non ci vai…e mi vuoi dire dove vai?

Michele: Non lo so, credo che, almeno per ora forse resto qua.

Il padre: Qua?! A Civitavecchia? Ma tu.. forse tu sei diventato pazzo. A fare che?

Michele: Non lo so, qualche cosa…qualche cosa farò.

Il padre: Il caffè, e sì il caffè dal signor Pietro. Il caffè per i marinai dal volto segnato dalla salsedine, nel bar delle nebbie col fumo, le pipe, i mostri imbalsamati, atmosfera…lì sarebbe il tuo futuro. “Ma mi faccia il piacere”, come diceva  Toto.

Michele: Il mio futuro…Ma perché ho parlato di futuro? Sto dicendo il futuro..?Solo che… Senti, tanto è inutile a parlare con te, è inutile, meglio che andiamo se no perdi pure il treno. Vai, vai…

Il padre: Certo tu concludi sempre così, ti chiudi come un riccio, tronchi e te ne vai.

Michele: Ah io?!

Il padre: Anche da bambino facevi così. Mi eri ostile, non so mi evitavi. Appena restavamo soli subito scappavi da qualche altra parte dicendo che avevi da fare, non lo so, inventavi tutte le scuse per scomparire. E anche a Napoli eri tu che ci volevi stare.

Michele: Ma che… bravo, hai capito tutto. Bravo, mi piace sta cosa, mi hai capito già da piccolo a me, sempre m’hai capito. Ma lo vuoi sapere perché scappavo io da te, eh? Perché mi mettevi soggezione, va bene? Sì, mio padre mi metteva soggezione. Non mi trovavo a mio aggio con te. Pensa un po! E poi quando stavo solo cercavo di imitarti, volevo essere come te, perché ti vedevo chissà come. E poi invece niente, quando stavo vicino a te, accanto a te non ce la facevo..

Il padre: E già. Forse non ho mai saputo metterti a tuo aggio..Neanche oggi, e neanche per poche ore.

Michele: Va be, mica tanto poche… e poi, poi a parlare con un estraneo che ci vuole. A parlare con il padre che è difficile. Ma poi chi l’ha detto che padre e figlio devono parlare?

Il padre: No, no, bisogna parlare Michele, bisogna dirsele le cose. Ma che ne so io che un figlio che vuole fare il guru in un posto come questo, se non me lo dice? C’è un muro.

Michele: Oggi abbiamo parlato, no?

Il padre: Abbiamo parlato sì, ci siamo detti un mare di parole per non dirci niente. Io ti ho ammorbato con i tedeschi, tu a me con La Certosa di Parma. Abbiamo parlato di tutto, pur di non parlare di niente.

∼ ∼ ∼

P.s. Consiglierei vivamente la visione di questo film, per chi vuole passare 95 minuti piacevoli immersi in un atmosfera che ti travolge allegramente con riflessioni profondi e risate di cuore. E perché come diceva lo stesso Troisi: “…è un film piccolo, nel senso buono…”

to-be-continued

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