Buoni propositi per leggere di più nel 2015 Traduzione ES > IT, articolo preso dal sito di EL PAÍS

Come leggere di più nel 2015

L’artista Austin Kleon pubblica un elenco di consigli che considerano la lettura come una specie di ginnastica per la mente
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Austin Kleon nel suo studio / Flickr.com

Le rinunce di gennaio spesso possono rivelarsi dolorose. I postumi del 1° gennaio, il non-giorno per definizione, la giornata in cui tanta gente cena con i bordi della pizza che ordinò a casa a mezzogiorno, si attaccano a questo senso di colpa nella speranza di vedere fiorire i buoni propositi. Durante questa prima settimana dell’anno, si firmano definitivamente assegni che non si potranno pagare. E una di quelle promesse, che uno si pone mentre perde il tempo rivedendo con un misto di melancolia e vergogna le foto della festa dell’ultimo dell’Anno nelle reti sociali, è quella di leggere di più.

In queste liste di propositi, leggere si trova (per uno strano motivo che chissà si annida nel peccato cattolico) nella stessa sfera di, per esempio, non bere (abitualmente nei fine settimana quella promessa dura giusto il tempo che serve che scompaiono i postumi fisici, ma nell’Anno nuovo si tratta di postumi metafisici che non si curano con il paracetamolo). Spuntano nella mente anche altri propositi come perdere peso, partecipare a una maratona, smettere di fumare oppure cedere il posto agli anziani nella metro. Cioè, sarò buono perché: mangerò bietole fino a marzo, b) berrò acqua gasata fino al compleanno del mio miglior amico, c) leggerò un bel po di romanzi.

C’è di più, la lettura, un’attività che dovrebbe essere un piacere e non un obbligo, si affronta con la stessa retorica dell’atletismo. Si fanno elenchi di generi che si divoreranno e a che velocità si ingoieranno. Si dice che si leggerà non meno di cinquanta pagine al giorno e che si sottolineeranno le frasi preferite. Infatti, si propone come tattica per poterlo fare l’uso delle app (applicazioni) attraverso le quali si informeranno gli altri di quello che si legge ( oggi ho letto cinquanta pagine; oggi ho corso tre chilometri e mezzo; oggi non ho mangiato carboidrati).

images (10) Per tutti coloro che considerano la lettura come una specie di fitness mentale e che vedono in essa un modo per alleggerire la cattiva coscienza, l’arista e lo scrittore Austin Kleon ha preparato un elenco di consigli per attenersi alle promesse lettrici per il 2015. Lui, per esempio, lesse fino a 70 titoli l’anno scorso, sfruttando trucchi come maschere per lo schermo del telefonino create da lui stesso: il disegno di un teschio con il messaggio “meglio leggere un libro” ( al posto di perdere più di tre ore curiosando nelle pagine di Facebook la vita degli altri).  Lui ci riuscì grazie a quel trucco e seguendo la “Regola del 50” di Nancy Pearls,  che imparò quando lavorava come libraio a Cleveland e che consiste  nel dare una possibilità di 50 pagine ai romanzi prima di decidere se si può continuare a leggerli o regalarli ( per esempio, a quel signore nella metro che cercava di leggere guardando dal alto della tua spala).

Grazie al prestigio per essere riuscito a quella cifra di settanta libri, eccoci i suoi sette consigli (alcuni un po discutibili) per quelli che promettono di leggere di più nell’Anno nuovo.

1. – Getta il tuo telefonino nell’oceano (o mettilo in Modalità offline).

Se un’amica non risponde al telefono, probabilmente l’avrà gettato nel Mar Rosso per sommergersi nella traversata di Alla ricerca del tempo perduto di Proust. Non aspettarti grandi cose da lei nelle prossime settimane: sono sette capitoli. Quando arriverà al Tempo recuperato, o non ti vorrà più come amico (la chiacchiera sul calcio o la serie Reazioni collaterali le sembrerà, per così dire, una perdita di tempo) oppure avrà un disperato bisogno della mezza farmacia del quartiere. Il gesto non manca di epica e sembra la stessa cosa che chiede il Sensei a un karate kid della lettura (o il Maestro Yoda al suo allievo Padawan con gli occhiali: lancialo a quel mare con la forza della mente).

2. – Porta sempre un libro con te

Un consiglio che assomiglia a un coltello con tante lame: da un lato il libro come accessorio/complemento (gli orecchini, il cappello, l’impermeabile, la pipa, il libro) e dall’altro, il cronometro ( puoi guadagnare una pagina se leggi in quel semaforo col rosso).

3. – Tieni pronto un altro libro prima di terminare quello che stai leggendo. Fai una pila di libri che leggerai o caricali su eReader.

Non è vero che, furtivamente, mangi di più in un buffet libero o in una cena di degustazione che quando ti mettono tutto il cibo in un piatto? L’idea di tenere il tavolino pieno di libri farà aumentare, secondo Kleon, la tua fame da lettrice. Leggere è un lavoro di Sisifo, non finisci mai di leggere. Per tanti i manuali dei 100 libri che devi leggere prima di morire , in realtà (spoiler!) non sono mai cento. Infatti, spesso si sente dire che se ti piace leggere più leggi meno penserai che hai letto.

4. – Se non lo stai gustando un libro, o imparando tanto da quello, abbandonalo immediatamente.

la-importancia-de-leer-por-placer Kleon qui fa un’eccezione. Sembra una banalità, però c’è chi insiste nel terminare i libri che non li piacciono come un esercizio di autoflagellazione tipico di un lettore devoto. Quei libri che agonizzano nel serbatoio del gabinetto segnati con un pezzo di carta igienica incagliato nello stesso capitolo da una vita. Abbandonarli, questo è forse il consiglio più logico di Kleon, è più simile a non rifiutare un piatto di cibo che sai che ti sta facendo male.

 5. – Programma un’ora di lettura al giorno di un testo non letterario (durante una pausa o qualsiasi momento morto sarà buono).

Qui lo scrittore torna alla disciplina del professore severo della ginnastica. Sembra dire che anche se state divorando il vostro romanzo preferito (regalato dall’amore della vostra vita), dovreste trattenervi per leggere quel saggio sulle Isole di Galapagos per sessanta minuti.

6. – Vai a letto un ora prima e leggi un libro (ti aiuterà a dormire)

L’idea del romanzo come Valeriana. La lettura come un rimedio per assopirsi è antica e viene praticata ampiamente, sebbene alle persone che leggono con passione li sembra più contraddittoria che inghiottire un thermos con un litro di caffè dopo mezzanotte. Se il libro ti ha preso è probabile che non dormirai fino all’ultima pagina.

7. – Pubblica in qualche blog quello che leggi e condividilo in qualche rete sociale (così anche gli altri ti possono consigliare letture)

 L’autore di questo elenco di esercizi conclude con la visione definitiva della lettura come esercizio fisico. Pubblica nelle reti sociali le calorie che hai bruciato attraverso quella corsa mattutina: dimostra al mondo quante pagine puoi leggere. Il consiglio prova sorprendentemente che il piacere si raggiunge quando abbiamo letto ( cioè, quando si dice che abbiamo letto) e non mentre si sta leggendo. È una visione di lettura che fa risalire all’immagine del adolescente che gode di più raccontando ai amichetti con quale ragazza ha fatto l’amore piuttosto che come l’ha conquistata.

* Fonte articolo originale:  http://elpais.com/elpais/2015/01/05/icon/1420443241_637329.htm

Tradurre Troisi – La traduzione IT > AL

Përkthim në shqip të një fragmenti nga filmi “Sa është ora?” (1989) i regjisorit Ettore Scola, interpretuar mjeshtërisht nga aktorët Massimo Troisi dhe Marcello Mastroianni.

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Filmi trajton temën e konfliktit të brezave, në veçanti vështirësinë në komunikim mes babait dhe djalit. I gjithë filmi është përmbledhja e një ditë të vetme e kaluar me babain, i cili shkon të takojë të birin me shërbim ushtarak, në një qytet të vogël bregdetar, të quajtur Civitavecchia. Që të dy, ma anë të një dialogu, që vazhdimisht ndryshon nuancat e tij, herë herë i ndezur e herë të tjera me tone më të qeta e me ndjenjë, kërkojnë të rekuperojnë kohën e humbur për t’iu hapur njëri tjetrit e mbi të gjitha për tu njohur më mirë.

∼ ∼ ∼ ∼ ∼

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Mikele: Pastaj ankohesh se gjyshi i Napolit i kërkonte informacione karabiniereve për ty. Ti je njëlloj si ai, vetëm se 50 vjet më vonë.

Babai: Më fal.

Michele: Jo më fal, çfarë më fal, mjaftonte të shikoje punën tënde, apo jo?

Babai: Unë nuk do të kisha mundur kurrë t’i thoja babait tim të shikonte punën e vet.

Mikele: Me sa duket e shikonte. Nëse nuk e shikonte ke bërë keq që nuk i ke thënë ta shihte.

Babai: Unë doja vetëm të dija nëse mes teje dhe saj shkonte çdo gjë mirë, ishte një gjest përkujdesjeje, mirësjelljeje.

Mikele: Unë nuk e konsideroj këtë një gjest mirësjelljeje, të lutem. Përkundrazi do të preferoja…

Babai: “Do të preferoja që jo!” Kush e thotë? E di apo nuk e di? Nuk e di. Bartleby shkruesi i Herman Melville, 1851.

Mikele: Mobi Dik është i ’51, Bartleby duhet të jetë i ’53.

Babai: Dakord, të besoj, të besoj. Ah, Tek Pietro Klubi i Portit, tani e kuptova…telefonata e zotëri Pietros, ëmbëlsirat e zotëri Pietros… Le të shkojmë ta takojmë këtë të famshin zotëri Pietro.

Mikele: S’ka gjë baba, ikim më mirë.

Babai: Eja Mikele të shkojmë. Kam dëshirë ta njoh.

[……………………………….]

Mikele: Përse u vrenjte?

Babai: Askush nuk u vrenjtë?

Mikele: Dole nga klubi kështu...

Babai: Si dola? Si i  paedukatë, të turpërova me mikun tënd.

Mikele: Jo, kush tha gjë…

Babai: Në fund të fundit duhet të jesh mësuar, kam  që në mëngjes që të vë në siklet. Unë çdo gjë që them gaboj, gaboj gjithçka, nuk e di …nuk të pëlqen asgjë që bëj.

Mikele: Unë nuk të kuptoj.

Babai. Ti nuk më kupton?

Mikele: Jo.

Babai: Ah, sipas teje unë të kuptoj?

Mikele: Nuk e di.

Babai: Pas një muaji mbaron shërbimin ushtarak dhe akoma nuk kemi kuptuar se çfarë do të bësh. E di ku qëndron problemi? Që ndoshta as ti nuk e di.

Mikele: Jo, unë e di, e di shumë mirë. Unë e di që të paktën për momentin, për një farë periudhe, di që në Romë, besoj që të paktën për tani, nuk dua të kthehem.

Babai: Ashtu, nuk do të  kthehesh…?

Mikele: Jo.

Babai: Kështu… kuptova! Ti do të shkosh në Islandë, me numrin e 13 të llotarisë. Në Islandë duhet të shkosh, padyshim, në aeroportin e Reykjavik nuk ka rrezik të humbasësh, shko, shko në Reykjavik.

Mikele: Çfarë Reykjavik?! Zgjodha Reykjavik sepse po flisnin për mundësinë e trembëdhjetës, secili prej tyre shprehte një dëshirë dhe unë isha ai pa dëshira. Thashë Islanda sepse Islanda më erdhi.

Babai: Epo tani çdo gjë është e qartë. Po, pra. Për fat të mirë biri im, tani u qetësova, sepse ti në Romë nuk vjen, në Islandë nuk shkon… a do të më thuash ku do të shkosh?

Mikele: Nuk e di, besoj që për momentin do të qëndroj këtu.

Babai: Këtu?! Në Civitavecchia? Mos ndoshta … ti je çmendur? Për të bërë çfarë?

Mikele:  Nuk e di, diçka… diçka do të bëj.

Babai: Kafenë, po kafenë tek zotëri Pietro. Kafenë për marinaret me fytyrën e shënuar nga uji i kripur, në klubin e mjerrgullave me tym, të çibukeve, të perbindëshve të ballsamosur, atmosferë… aty do të ishte e ardhmja jote. “Të lutem mjaft”, siç thoshte Toto.

Mikele: E ardhmja ime… Po pse fola gjë për të ardhmen? Thashë gjë e ardhmja…? Vetëm se… Dëgjo, e di që është e kotë të flasësh me ty, më mirë të shkojmë se përndryshe humb edhe trenin. Shko, shko …

Babai: Patjetër, ti kështu e mbyll gjithmonë, blidhesh si iriqi, ndërpret komunikimin dhe largohesh.

Mikele: Ah unë?!

Babai: Edhe kur ishe fëmijë silleshe kështu. Me qëndroje ftohtë, nuk e di, më evitoje. Sa herë që qëndronim vetëm largoheshe diku tjetër duke thënë se ishe i zënë, nuk e di, shpikje justifikime të ndryshme për tu zhdukur. Edhe në Napoli ishe ti që doje të rrije.

Mikele: Sa mirë… të lumtë, ke kuptuar çdo gjë. Të lumtë, më pëlqen kjo që thua, më ke kuptuar që të vogël mua, gjithmonë më ke kuptuar. Do të ta them përse largohesha unë nga ty, ëh? Sepse më vije në siklet, në rregull? Po, babai im më vinte në siklet. Nuk ndihesha rehat me ty. Mendo pak! Ndërsa kur isha vetëm kërkoja të të imitoja, doja të isha si ti, sepse të shikoja kushedi se si. Pastaj nuk ndodhte asgjë, kur isha pranë teje, përkrah teje bllokohesha…

Babai: Ke të drejtë! Ndoshta nuk kam ditur asnjëherë të të bëja të ndiheshe mirë… As sot, as edhe për pak orë.

Mikele: Edhe aq pak jo … pastaj, të flasësh me një të panjohur është e lehtë. Të flasësh me babain tënd po që është e vështirë. Pastaj ku është shkruar që baba e birë duhet të flasin?

Babai: Jo, jo, duhet folur Mikele, duhet t’i themi gjërat. Nga ta di unë që djali im do të bëjë dijetarin në një vend si ky, nëse nuk ma thotë? Ka një mur mes nesh.

Mikele: Sot kemi folur, si thua?

Babai: Kemi folur posi, i thamë njëri tjetrit një det me fjalë për të mos thënë asgjë. Unë të mërzita me gjermanët, ti mua me Certosa di Parma. Folëm për gjithçka për të mos folur për asgjë.

[ ……………..]

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Tradurre Troisi – La trascrizione

troisi

Trascrizione e traduzione in albanese di una scena dal film di Ettore Scola “Che ora è?”(1989) con Massimo Troisi e Marcello Mastroianni

Ho scoperto Troisi qualche anno fa guardando Ricomincio da tre, uno splendido film. Da lì mi sonno innamorata del genio di questo grande artista e mi sono messa alla ricerca di tutta la sua filmografia. Il suo talento e la sua unicità è nota alla critica e sopratutto al pubblico  già dai suoi inizi, tuttavia penso che oggigiorno bisogna ricordarlo più spesso, perché la ricchezza che ha lasciato al cinema, non solo italiano, non ha uguali. Il frammento che condivido in forma di testo scritto, ossia trascrizione, in questo articolo è estratto dal film di E. Scola Che ora è?, che al mio modesto parere può essere considerato un capolavoro. Sostanzialmente nel film si parla del rapporto tra padre e figlio, un rapporto conflittuale, complesso, imperfetto ma comunque profondo. E per di più senza tempo..!

Riassumere in una frase la trama del film: Dedicato alla incomunicabilità generazionale, il film vive un rapporto incontro padre-figlio strutturato sull’arco di una sola giornata…(Da Wikipedia)

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ciak si gira

Michele: E poi ti lamenti tu che il nonno di Napoli faceva a pigliare informazioni su di te dai carabinieri. Tu sei uguale a lui, 50 anni dopo però.

Il padre: Scusa.

Michele: No scusa, che scusa, bastasse che ti facessi i cazzi tuoi, no? ..e porta 5!

Il padre: Io non mi sarei mai permesso di dire a mio padre di farsi i cazzi suoi.

Michele: Si vede che se li faceva. Se non se li faceva hai fatto male a non dirli di farseli.

Il padre: Io mi preoccupavo di sapere se fra te e lei andava tutto bene, era una premura, una carineria.

Michele: Io non lo vedo questo tipo di carineria, per piacere. Anzi io preferirei…

Il padre: “Preferirei di no”. Chi lo dice? Lo sai o non lo sai, e? Non lo sai. Bartleby, lo scrivano, Herman Melville, 1851.

Michele: Moby Dick è del ’51, Bartleby penso sarà del ’53.

Il padre: Va be, mi fido, mi fido. Ah, Da Pietro Bar del Porto, ho capito… la telefonata a sor Pietro, i tartufi del sor Pietro… Andiamolo a trovare questo mitico sor Pietro.

Michele: Lasci stare papà andiamo.

Il padre: Dai Michele andiamo. Mi fa piacere di conoscerlo.

[……………………………….]

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Michele: Perché sei storto?

Il padre: Non si è storto nessuno.

Michele: Sei uscito dal bar così…

Il padre: Così come? Da maleducato, ti ho fatto fare una brutta figura con tuo amico.

Michele: No, chi ha detto niente..

Il padre: Del resto dovresti esserci abituato, da stamattina che ti faccio fare brutte figure. Io come dico sbaglio, sbaglio tutto, non lo so…non ti va bene niente.

Michele: Io non ti capisco.

Il padre:  Tu non mi capisci?

Michele: No.

Il padre: Ah, invece io ti capisco?

Michele: Non so.

Il padre: Fra un mese è finito il servizio militare e non siamo riusciti a capire cosa vuoi fare. Sai qual è il guaio? Che forse non lo sai neanche tu.

Michele: No, io lo so, lo so benissimo io. Io lo so che almeno per un certo momento, per un certo periodo, so che a Roma, credo che almeno per ora non ci voglio tornare.

Il padre: Ah no, non ci vuoi tornar…

Michele: No.

Il padre: E… ho capito! Tu vuoi andare in Islanda, con il 13 miliardario. E’ in Islanda che devi andare, ma certo, al aeroporto di Reykjavik non c’è pericolo  che ti perdi, vai vai a Reykjavik.

Michele: Ma che Reykjavik, Reykjavik era perché hanno fatto questa cosa del tredici, ognuno di loro esprimeva un desiderio e io facevo quello senza desideri. Ho detto Islanda perché mi è venuto Islanda.

Il padre: A ah, adesso tutto è chiaro. E sì. Meno male figlio mio, adesso sto proprio tranquillo, perché tu a Roma non ci vieni, in Islanda non ci vai…e mi vuoi dire dove vai?

Michele: Non lo so, credo che, almeno per ora forse resto qua.

Il padre: Qua?! A Civitavecchia? Ma tu.. forse tu sei diventato pazzo. A fare che?

Michele: Non lo so, qualche cosa…qualche cosa farò.

Il padre: Il caffè, e sì il caffè dal signor Pietro. Il caffè per i marinai dal volto segnato dalla salsedine, nel bar delle nebbie col fumo, le pipe, i mostri imbalsamati, atmosfera…lì sarebbe il tuo futuro. “Ma mi faccia il piacere”, come diceva  Toto.

Michele: Il mio futuro…Ma perché ho parlato di futuro? Sto dicendo il futuro..?Solo che… Senti, tanto è inutile a parlare con te, è inutile, meglio che andiamo se no perdi pure il treno. Vai, vai…

Il padre: Certo tu concludi sempre così, ti chiudi come un riccio, tronchi e te ne vai.

Michele: Ah io?!

Il padre: Anche da bambino facevi così. Mi eri ostile, non so mi evitavi. Appena restavamo soli subito scappavi da qualche altra parte dicendo che avevi da fare, non lo so, inventavi tutte le scuse per scomparire. E anche a Napoli eri tu che ci volevi stare.

Michele: Ma che… bravo, hai capito tutto. Bravo, mi piace sta cosa, mi hai capito già da piccolo a me, sempre m’hai capito. Ma lo vuoi sapere perché scappavo io da te, eh? Perché mi mettevi soggezione, va bene? Sì, mio padre mi metteva soggezione. Non mi trovavo a mio aggio con te. Pensa un po! E poi quando stavo solo cercavo di imitarti, volevo essere come te, perché ti vedevo chissà come. E poi invece niente, quando stavo vicino a te, accanto a te non ce la facevo..

Il padre: E già. Forse non ho mai saputo metterti a tuo aggio..Neanche oggi, e neanche per poche ore.

Michele: Va be, mica tanto poche… e poi, poi a parlare con un estraneo che ci vuole. A parlare con il padre che è difficile. Ma poi chi l’ha detto che padre e figlio devono parlare?

Il padre: No, no, bisogna parlare Michele, bisogna dirsele le cose. Ma che ne so io che un figlio che vuole fare il guru in un posto come questo, se non me lo dice? C’è un muro.

Michele: Oggi abbiamo parlato, no?

Il padre: Abbiamo parlato sì, ci siamo detti un mare di parole per non dirci niente. Io ti ho ammorbato con i tedeschi, tu a me con La Certosa di Parma. Abbiamo parlato di tutto, pur di non parlare di niente.

∼ ∼ ∼

P.s. Consiglierei vivamente la visione di questo film, per chi vuole passare 95 minuti piacevoli immersi in un atmosfera che ti travolge allegramente con riflessioni profondi e risate di cuore. E perché come diceva lo stesso Troisi: “…è un film piccolo, nel senso buono…”

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AUGURI DI BUONE FESTE!

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Il mese di Dicembre si può definire il mese della Bellezza. Già dai sui primi giorni con l’avvicinarsi delle festività tutto si rende più bello, le città, i negozi, le case, cercando di creare quell’atmosfera magica che si proietta nei sogni che ci portiamo avanti dalla nostra infanzia. Dedichiamo tempo e amore ai regali per i nostri cari, confezionandoli con cura, per regalare attraverso loro anche un po’ di bellezza. Perché la bellezza fa bene agli occhi, ma sopratutto fa bene all’anima. L’augurio migliore che voglio fare è quello di un Nuovo Anno sereno all’insegna della Bellezza, quella vera..!

Traduzione EN > AL, Articolo sulle città più ospitali del mondo preso dal sito della BBC – Travel

Të jetosh në: Qytetet më mikpritëse të botës

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Një buzëqeshje e ngrohtë në rrugë, një përshëndetje e përzemërt në një park publik apo tingulli familjar i emrit tënd në kafenenë e lagjes – të gjitha këto të bëjnë të ndihesh si në shtëpi edhe në një metropoli të gjallëruar. Në listën e 10 qyteteve më mikpritëse – sipas renditjes së publikuar nga Conde Nast Traveler mbi bazë të sondazhit të përvitshëm të Preferencave të Lexuesve – këto gjeste rezultojnë të natyrshme, me vendas të gatshëm për të mikpritur vizitorët e largët ashtu si edhe ata fqinjë.

Vendndodhja, bindjet politike dhe sipërfaqja ishin disa nga faktorët që ndikuan përgjigjet e lexuesve – por meqënëse vleresimi mbi mikpritjen e një vendi në të vërtetë mund ndryshojë, ne kemi shkuar në thelb dhe kemi biseduar me banuesit e pesë prej 10 qyteteve të zgjedhura, për të zbuluar se çdo të thotë të jetosh atje. Qofshin zona rurale apo urbane, të mëdha apo të vogla, keto destinacione kanë një gjë të përbashkët: njerëzit që jetojnë atje kultivojnë një ndjenjë lumturie, mikpritje dhe gatishmërie që përfshin të gjithë komunitetin.

Dublin, Irlandë

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Si çdo turist që i është bashkangjitur një kori irlandez e di mirë që në Dublin jetojnë njerëzit më të sjellshëm të planetit. “Mendoj se një pjesë e madhe e mikpritjes sonë rrjedh nga fakti qe nuk vuajmë nga kompleksi i inferioritetit,” pohoi Martina Skelly, banuese e kryeqytetit iralndez. “Ne vazhdimisht duam të sigurohemi që vizitorët ndihen mirë me ne dhe që po e kalojnë mirë.” Njëri prej kryeqyteteve europiane më të vegjël, Dublini gëzon favor gjithashtu nga shkalla e ulët e krimeve dhe nga një ndjenjë sigurie e përhapur, kështu rezidentët janë më të gatshëm tu ofrohen në ndihmë të huajve. Megjithatë, vendasit flasin me ton të ulët në publik dhe e kanë të lehtë të dallojnë të huajt të cilët flasin me zë të lartë në trena, autobuzë apo kafene; në këtë mënyrë është normale që të jenë të sjellshëm me të edukuarit, dhe të ftohtë ndaj të pasjellshmëve.

Ndersa banuesit mikprites te Dublinit mund t’i gjeni kudo ne qytet, ata te cileve ju pelqen jeta e nates shpesh jetojne ne qender; familjet ne kerkim te shkollave te mira priren te jetojne ne periferi. Panvaresisht nga pozicioni, pjesa me e madhe jeton ne shtepi te uleta, jo pallate shumekateshe. “Dublini eshte nje qytet i ndertesave te uleta dhe me shtrirje te gjere,” tha Skelly. “Qyteti u rrit ne gjeresi me teper se ne lartesi, keshtu pallatet jane me pak te zakonshme se sa ne fqinjet tane europiane.”

Siem Reap, Kamboxhia

Angkor-Wat-Archaeological-ParkFale motit te bute gjate te gjithe vitit, siperfaqes relativisht te vogel dhe banuesve paqesore te besimit Budist, Siem Reap ofron nje ambjent miqesore dhe mikprites. “Ndihet fryma e rilindjes,” tregon John McDermott, nje fotograf i cili  u transferua ne Siem Reap nga Shtete e Bashkuara ne 2004. “Kamboxhianet kane lene pas koherat e erreta te luftes  dhe kaosit. Tashme mbizoteron paqja dhe  fitimet po vijne, e cdo gje ketu eshte interesante dhe e re.” Komuniteti eshte relativisht i qete dhe i rezervuar, nuk eshte nje qytet per imigrante te apasionuar pas jetes se nates. Por per ata qe kerkojne t’i shmangen zhurmes dhe ndotjes pa sakrifikuar energjine krijuese qe shpesh gjendet ne qendrat urbane, Siem Reap mund te jete jete nje alternative konkrete.

McDermott jeton ne nje zone te qete te qytetit te quajtur Wat Damnak. “Megjithese ndodhemi shume prane qendres, lopet kullosin ne ane te rruges,” tha ai. “Te duket sikur jeton ne nje zone rurale ne krahasim me Bangkokun apo Singaporin.” Por jo te gjitha zonat ne Siem Reap jane te heshtura. Christian de Boer, nje imigrant hollandez qe u zhvendos ne Siem Reap gjashte vjet me pare, sugjeron lagjen Wat Bo si nje zone plot gjalleri fale nje larmie te panumert  retorantesh modern, kafenesh dhe baresh.

Auckland, Zelanda e Re

auckland-new-zealandQyteti me i madh i Zelandes se Re eshte edhe me mikpritesi i vendit, ndoshta sepse shume prej rezidenteve te tij jane imigrante. “Njerezit kane ardhur nga vende te ndryshme te botes dhe e dine mire çdo te thote te transferohesh, per kete arsye qyteti eshte mikprites per turistet dhe rezidentet e rinj, ” tha Elle Armon-Jones, e cila u zhvendos nga Anglia ne 2003.

Brad Kirner, nje vendas i Zelandes se Re nga Golden Bay ne Ishullin e Jugut, i atribuoje Auckland nje sere aktivitetesh ne natyre. “Qyteti eshte i rrethuar nga nje peisazh mahnites dhe ofron shume aktivitete per te bere,” tha ai. “Kjo gje ka bere qe njerezit te jene pak me te lumtur dhe si rezultat edhe me miqesore.”

Qe te dy, Armon-Jones dhe Kirner pohuan se Auckland ka nje reputacion per konfuzion te madh ne krahasim me pjesen tjeter te Zelandes se Re, por mund te konsiderohet akoma i qete ne krahasim me Londren apo Sidnein.

Ne lidhje me lagjet, Auckland ka nje game te gjere zgjedhjesh. Bregu i veriut ne Oqeanin Paqesore eshte i rrethuar nga parqe dhe frekuentohet nga familjet. Alpinistet mund te zgjedhin te jetojne ne pjesen perendimore te Auckland, ku eshte e lehte te ngjitesh ne piste dhe te shikosh nje numer te madh kafshesh te egra. Ata qe jane ne kerkim te nje eksperience urbane duhet te konsiderojne Grey Lynn, Ponsoby, Parnell ose Mt Eden, ku baret, dyqanet dhe restorantet i japin ketyre zonave nje atmosfere moderne. Kirner gjithashtu keshillon Kingsland, pak kilometra autostrade nga Grey Lynn. “Eshte nje nga lokalitet e vogla me te gjalleruar, ku mund te gjeni argetime te ndryshme per jeten e nates dhe çmime te arsyeshme,” tha ai.

Charleston, Shtetet e Bashkuara

East_Battery_Street_Charleston_Aug2010Me oqeane, moçale dhe lumenj ne çdo ane, ky qytet i Karolines se Jugut ofron nje ambjent te qete per aktivitete ne natyre, gje qe ndihmon rezidentet te ruajne nje humor te mire. “Ne disa qytete vrazhdesia eshte ngjitese,” tha Michael Shemtov, me origjine nga Izraeli, qe ka jetuar me periudha te alternuara ne qytet qe prej 2006. “Duhet te luftosh per çdo gje, askush nuk buzeqesh, dhe kjo gje te kushtezon edhe ty. Ne Charleston ndodh e kunderta. Edhe kur shkon tek zyra e Motorizimit, te buzeqeshin.”

Si shume qytetet jugore te Shteteve te Bashkuara, ne Charleston jeta rrjedh ngadale. Njerezit ulen ne nje bar pa u ngutur, bisedojne me fqinjet dhe dalin per te ngrene darke jashte. Shume njerez nga qytetet me te medha te Amerikes po transferohen ne Charleston, tha Shemtov, duke e transformuar qytetin ne nje qender krijuese me nje mbeshtetje te forte ndaj arteve.

Te ardhurit e rinj shpesh blejne shtepi ne zonen e shtrenjte dhe eskluzive te “South of Broad”, e njohur per pallatet para luftes. “Shume njerez  do te shesin nje shtepi ne qytetet e medha dhe do te zbulojne qe mund te blejne nje pronesi akoma me te madhe ne Charleston,” tha Shemtov. Njerezit ne kerkim te nje lagjeje prane qendres se qytetit me dyqane dhe restorante mund te marrin ne konsiderate Elliotborough.  Ata ne kerkim te nje kopshti te gjelber apo per me teper hapesira ne natyre duhet te spostohen drejt Hampton Park ose Wagener Terrace.

Viktoria, Kanada

stg_vicbricaninnhar001 Nje destinacion turistik i njohur me nje port me aktivitet te madh anijesh, kryeqyteti i British Columbia eshte i famshem per sherbimin e shkelqyer ndaj klienteve dhe per vendasit mikprites. “Madje edhe postjeret jane shume miqesore dhe shpeshhere thone ‘mirmengjes’,” tregoi L Farrah Furtado, shkrimtar, mesues yoga dhe banues i Viktorias. “Ketu mund te provosh njeheresh ndjesine e nje qyteze te vogel ashtu si edhe te nje qyteti te madh.”

Qyteti eshte gjithashtu edhe antik – Britaniket u sistemuan ketu per here te pare ne 1843, dhe rrenjet angleze vazhdojne te ndihen akoma. “Nga pubet angleze tek shtepite e silit Tudor dhe aperitivet tek Hoteli Empress, kulura angleze eshte ende e gjalle dhe ndikon shume aspekte te jetes,” tha Furtado.

Megjithese muajt e dimrit mund te duken te pergjumur pa fluksin e turisteve, zona e universiteti garanton per gjate te gjithe vitit aktivitete te nates me nje koleksion te perqendruar klubesh nate dhe baresh. Lagjet e James Bay dhe Fernwood ofrojne nje “atmosfere ekstravagante” dhe jane afer qendres se qytetit. Ata te cilet preferojne me shume intimitet dhe pamje te oqeanit duhet te marrin ne kosiderate te jetojne ne Uplands, ku vendet per ekskursione dhe çiklizëm ofrojne pejsazhe bregdetare.

* Fonte articolo originale: http://www.bbc.com/travel/feature/20141009-living-in-the-worlds-friendliest-cities/1 , by Lindsey Galloway

P.s. Ne kete list nuk rezolton ndonjeri prej qyteteve te nje vendi te vogel, ne zemer te Europes, te quajtur Shqiperi. Ende pak turiste e njohin, se perndryshe me siguri do ta kishin vleresuar mikpritjen dhe ngrohtesine e popullit tim. Por mendoj se eshte thjeshte çeshtje kohe, Shqiperia ke me te vertete shume per t’i ofruar vizitoreve nga e gjithe bota.

Traduzione EN > IT, Un frammento dal libro di Dr. Daniel N. Stern DIARY OF A BABY

Diary of a Baby è un libro che racconta l’esperienze psicologiche di un bimbo dall’età di sei settimane fino ai quattro anni. Ogni capitolo si apre con una riflessione quasi “poetica” direi attribuita ai pensieri del bambino, a come lui vede il mondo, per proseguire con una vera e propria analisi psicologica data dal suo autore Dr. Stern.

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Un Viaggio, 10.30 del mattino

Joey si trova con la madre nella grande sala d’attesa di una stazione ferroviaria. Dopo un po inizia ad allontanarsi da lei, incontra un’altra bimba, si perde, si spaventa e alla fine trova di nuovo la madre. Lei lo prende tra le braccia e lo calma.

—∗—

Ci troviamo in un’ampio spazio strano. La mamma è l’unico punto di riferimento da tutte le direzioni. La riconosco a memoria, ma voglio vedere cosa c’è intorno a noi. Inizio a girare sempre più lontano da lei. Rimango in contatto con lei attraverso il tatto, il profumo, la memoria, senza guardarla. Seguo il suo profilo per avere vedute diverse verso l’esterno. Sento essere chiamato dolcemente sempre più lontano da lei. Ma mi trattengo tra le sue sponde creando una “mappa mentale” in cui la sua figura si trova proprio nel centro. L’attrazione verso l’esterno cresce. Mi sento pronto ad interrompere il contatto con lei. Mi immergo in uno spazio libero. All’inizio, questa sensazione mi toglie il fiato. Galleggio, ondeggiando liberamente. Poi posso respirare di nuovo. Mi giro per guardare lei dall’altra parte del golfo prima di iniziare a muovermi. Lentamente mi allontano. Ma tuttavia mi muovo vicino a lei. Quando mi giro per guardarla dall’altra parte del golfo, lei è la stella che io fisso. Anche quando non la guardo, mi manda delle linee di forza ondeggianti che sfociano nello spazio. Posso muovermi lungo il suo raggio d’azione. Adesso mi trovo molto più lontano nello spazio, avanzando facilmente. Disegno la mia scia. Equilibro le mie forze per fermarmi. Sono io stesso a comandare ed azionare le partenze. Guido i miei stessi movimenti. Dopo mi sfuggono dal controllo e sono loro a guidare me. Facciamo a turno a comandare tra me e i miei movimenti. Ma ogni volta che mi muovo, la mia stella visibile e le onde invisibili mi tengono fisso nel mio girovagare.            Mi avvicino alle persone e giro intorno a loro. Loro deformano lo spazio come fa la mamma, ma nella direzione opposta. Mandano nell’aria linee di forza ondeggianti invisibili che mi tengono alla distanza e mi guidano intorno a loro. Scivolo davanti a loro nemmeno senza sfiorarli.                                          Adesso vedo qualcosa di diverso. Un’altra bimba – una come me – sta girovagando. Lei ha la stessa vivacità che sento anch’io. Ma lei non deforma per niente lo spazio, non c’è nessuna respinta. Sono libero di avvicinarmi, di esplorare e di toccare. All’improvviso qualcuno la solleva e la porta via.           D’un tratto mi sento perso. Non riesco più a trovare la stella della Mamma, e le sue linee di forza si sono indebolite. Lo spazio diventa sempre più grande. Diventa infinito. Niente mi trattiene. Mi sto sciogliendo come i granelli di sale nell’oceano dello spazio. Sono nel panico. 

La chiamo. Lei è da qualche parte vicino a me, ma non la vedo. Sento vagamente essere sollevato, ma non posso toccarla. Di nuovo, emetto un grido, cercando ciecamente di aggrapparmi ad una delle sue invisibili linee di forza. Le mie grida vengono afferrate. Sento e percepisco la sua risposta in lontananza. Il suo richiamo è come il suono di un martello su un blocco di ghiaccio. Il colpo sparge intorno pezzetti bianchi che sembrano di pizzo, le cui faglie e  piani  ricompongono lo spazio. In questo modo, il mondo viene trasformato dalla sua voce. Usando il modello di questa nuova mappa, posso trovare la mia strada di ritorno al punto del suono del martello, dalla sua voce, da lei.

Di nuovo insieme a lei, al punto sicuro, il panico scivola lungo la pelle del mio petto e del mio collo. La sensazione di calma inizia in superficie per scivolare dentro. Sulla scia della calma, ritrovo me stesso. Il richiamo della sua presenza mi tira fuori dallo spazio. Provo di nuovo la separazione lungo le linee del suo tocco. Sento la calma avvolgermi. Ma presto mi rendo conto, un’altra volta, dei grandi spazi che ci circondano. Vagamente, sento che mi chiamano in avanti ancora.

— ∗ —

* Testo originale:

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Traduzione AL > IT Articolo su uno dei traduttori letterari più importanti albanesi degli ultimi anni, Afrim Koçi – preso dal sito online di Panorama

Afrim Koçi: dedica al traduttore inapprezzato e sottopagato

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La Biblioteca Nazionale ha deciso di celebrare la Giornata Nazionale del Libro in un modo particolare. Con un’attività dedicata ad uno dei traduttori albanesi più prolifici, Afrim Koçi. Ha tradotto testi di Goethe, Thomas Mann, Lev Tolstoj, Elfriede Jelinek, i riccordi di Eqrem bej Vlora, Prosper Mérimée e di tantissimi altri scrittori… Quarant’anni di vita dedicata alla traduzione. Tra gli invitati nell’attività c’era anche il ministro del Turismo, della Cultura, della Gioventù e dello Sport, Aldo Bumçi Hanno partecipato anche i noti traduttori Shpëtim Çuçka e Pirro Misha, entrambi non hanno risparmiato le parole di apprezzamento per il collega, il quale ha dovuto affrontare non poche sfide letterarie durante la sua carriera. In una recente intervista, Koçi parla delle difficoltà della traduzione e del traduttore.

Cosa significa dedicare 40 anni di vita alla traduzione?                                  

Vuol dire avere una vita molto impegnata che sicuramente ti allontana dalla normalità, perché la traduzione è allo stesso tempo una professione e un arte. È un lavoro difficile, ma non abbastanza apprezzato. Tradurre è come la droga, se cominci a prenderla difficilmente la lasci…   

Come è nato in lei il desiderio di tradurre?                                                          

Nella nostra casa abbiamo sempre amato i libri. Abbiamo letto tanto, principalmente romanzi gialli. Come vede la prima spinta me l’ha data la famiglia, poi sono stato anche portato per le lingue straniere. Le mie sorelle hanno studiato russo. Era il tempo della lingua russa, grazie alla quale abbiamo iniziato a studiare anche le altre. Non posso negare anche un certo talento per la letteratura. Sono stati questi alcuni dei fattori che mi hanno spinto a tradurre.

Sembra che ci sia una divisione tra la letteratura tradotta prima degli anni ’90 e quella dopo…                                                                                                        

Si tratta di una divisione generale che riguarda la vita degli albanesi prima e dopo gli anni ’90. In realtà non c’è nessuna divisione, è semplicemente una continuazione. Non si può creare niente nel vuoto.

Cosa distingueva una letteratura dall’altra?                                                      

Quello che distingueva l’epoca del comunismo da quella dopo era l’ideologia, che ostacolava la traduzione di tanti libri, però puntava sulla serietà. In quei tempi le pubblicazioni erano molto rigorose. Oggi c’è più libertà, ma manca la professionalità nella maggior parte delle traduzioni.

C’è stato un periodo in cui si era dedicato di più alla letteratura per bambini, per quale motivo?                                                                                                              

La scelta di tradurre testi per bambini è stata dovuta principalmente alla richiesta delle case editrici, e poi la letteratura per bambini è così fragile che è impossibile trovare qualcuno a cui non piaci. Nemmeno io faccio eccezione.

Qual’è il limite della traduzione oggi?                                                                  

Primo, la gente oggi non traduce per passione, ma per vivere. Secondo, non viene pagata a dovere. È sottopagata. Terzo, non ci sono critiche e valutazioni per lavori specifici, che possano mettere in risalto le debolezze e i pregi di ogni traduttore. Oggigiorno chiunque può pubblicare un libro poiché bastano un po di soldi per promuoverlo e farlo apparire come un dei libri migliori. Non c’è un classifica dei valori.

Qual’è l’opera o l’autore che lo ha messo più in difficoltà?                                  

La sfida più grande è stato La montagna magica di Thomas Mann e la scrittrice Jelinek. Quest’ultima soprattutto per la lingua, mentre La montagna magica per le idee, per il significato. È un libro filosofico che bisogna comprendere. Tradurre La montagna magica è stato un mio vecchio sogno. Non solo per le mie conoscenze sulla letteratura tedesca, ma anche perché è una delle opere più famose nel mondo e desideravo tanto tradurla. Durante gli anni della dittatura c’erano tanti ostacoli, poiché un’opera del genere non poteva tradursi. Anche oggi, tuttavia, non è stato facile finché non si è trovato un editore, perché si trattava di un grande investimento finanziario e pochi si offrivano.

Cosa ricorda del lavoro durante la dittatura?                                                

Durante la dittatura abbiamo tradotto tanto, ma a causa della cornice ideologica, tante opere sono rimaste manoscritti. Erano altri tempi. Quello era il prezzo da pagare.

                

* Fonte articolo originale: http://www.panorama.com.al/2012/04/24/afrim-koci-perkthyesit-te-pavleresuar-e-te-papaguar/

Traduzione IT > AL Articolo sulla tecnologia-mobile preso da Corriere della Sera

Sony, 2 smartphone (rezistentë ndaj ujit) të linjës Z3 dhe një smartwatch i ri

Smartphone-ët Xperia Z3 dhe i “përqëndruari” Z3 Compact: në treg këtë vjeshtë, në dy dimensione dhe me fotokamera prej 20 megapixel. Do të prezantohet edhe një tablet, një orë dhe një “smartband” (byzylyk për aktivitet sportiv)

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BERLIN – Samsung thërret e Sony përgjigjet: në Berlin dy Kompanitë janë alternuar në reklamat tradicionale që paraprijnë hapjen e portave të Ifa-s, panairi i parë i stinës  dedikuar të rejava më të fundit teknologjike. Smartphone-ve, orëve dhe kaskave virtuale të koreanëve, grupi japonez i pergjigjet me Xperia Z3, përfaqësues i denjë i linjës së smartphone-ve, i cili mbërrin në treg vetëm gjashtë muaj pas prezantimit të versionit të mëparshëm së cilit i bashkangjitet versioni Compact; Smartwatch-in e gjeneratës së tretë me Android Wear; dhe tablet Xperia Z3 Tablet Compact.

DY DIMENSIONE REZISTENTE NDAJ UJIT – Ashtu siç pritet nga Apple pas më pak se një jave, Sony u ofron klientëve të saj mundësinë për të zgjedhur diagonalen e preferuar: modeli Z3 është i disponueshëm me përmasa ekrani prej 5,2 inch apo 4,6 inch. Peshën e këtyre risive e ndjen natyrisht etiketa: 699 euro për modelin me dimensione më të mëdha dhe 499 për atë më të voglin. I disponueshëm nga vjeshta, Z3 është rezistent ndaj ujit, i pajisur me një mikroproçesor Qalcomm Snapdragon quad core prej 2.5 GHZ, ka një memorie prej 32 GB që mund të shtohen dhe një bateri nga 3100 mAh në gjendje, deklaron Sony, të rezistojë për dy ditë. Pak më i hollë dhe më i lehtë se modeli Z2, është i pajisur edhe me një fotokamera te fuqishme në anën e pasme prej 20,7 megapixel në gjendje të regjistroje video në 4K dhe të realizojë foto me ngjyra tejet të qarta edhe në kushte jo të mira ndriçimi. Për ta bërë akoma më joshës krijimin e tyre të ri Andoid Sony shfrytëzon eksperiencën dhe befason: që të dy modelet Z3 dhe Z3 Compact mund të bëhen ekrane shtesë të lojës Playstation 4. Kështu një ndeshje e nisur para ekranit të televizorit mund të vazhdohet në cilindo ambjent tjetër të shtëpisë duke u mbështetur në një linjë wireless apo në një pershtatës të posaçëm.

TABLET I RI – Xperia X3 Tablet Compact përmban të njëtat karakteristika, PS4 Remote Play është emri komercial. Ashtu si smartphone-ët del në treg në vjeshtë, I hollë, 6,4 milimetra, dhe i lehtë, vetëm 270 gram, ka nje ekran Full Hd prej 8 inch. Bateria me një kapacitet prej 4500 mAh premton 13 orë rezistencë. Mbërrin në vjeshtë dhe do të kushtojë 399 euro në versionin vetëm wi-fi e 499 në versionin Lte.

 TEKNOLOGJI QË VISHET – Sfida më e rëndësishme në këtë moment mbetet ajo e teknologjive që vishen. Ashtu si Samsung, edhe Sony është veterane e dispozitivëve të dorës që edhe kësaj radhe nuk kursehet. Mbi pjatë serviren Smartwach 3 dhe Smartband Talk, që të dy të realizuar për të regjistruar të gjithë aktivitetin e ditës së përdoruesit dhe për ta ruajtur në aplikacionin Lifelong. Rezistentë ndaj ujit dhe pluhurit si të gjithë dispozitivët e tjerë të prezantuar nga Kompania japoneze, synon të tregojë një histori që nuk mjaftohet thjesht me monitorimin e performancës fizike. Prej te dyve, dispozitivi më afër kërkesave të personave që merren me sport është Smartband, që ofron me ekranin e lakuar prej 1,4 inch me teknologji e-paper, e njëjta që përdoret edhe për lexuesit e ebook, të veçantën e tij. Ndërsa Smartwach-i nuk është në gjendje të telefonojë pa një smartphone si Gear S të Samsung, por nis të bëhet pak  më i pavarur me një memorie prej 4 GB e lidhje Bluetooth për të degjuar muzikë pa qenë nevoja të kesh gjithmonë me vete celularin. Edhe për këto të reja do të flitet, me portofolin në dorë, në vjeshtë.

* Fonte articolo originale:   http://www.corriere.it/tecnologia/mobile/14_settembre_03/sony-pronto-l-xperia-z3-water-proof-batteria-48-ore-cc572672-339d-11e4-9d48-ef4163c6635c.shtml , di Martina Pennisi

Traduzione ES > IT Articolo di cultura dal quotidiano spagnolo El País

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Toronto, supermercato dell’Oscar

La 39ª edizione del festival canadese conta 285 lungometraggi in 11 giorni di proiezioni, un eccesso cinematografico al quale partecipano 400.000 spettatori, 300 registi e 200 star

Il cinema da sempre si muove su questo filo sottile che separa l’arte da un brutto declino nel vuoto del commercio. La situazione sembra però accentuarsi nell’occasione dell’appuntamento annuale dell’industria del Festival Internazionale del Cinema di Toronto. Tradotta in numeri, la 39ª edizione del festival canadese che si concluderà il 14 settembre conta 285 lungometraggi in 11 giorni di proiezioni, un eccesso cinematografico al quale partecipano intorno ai 400.000 spettatori, 300 registi e 200 star del cinema, oltre ai mille giornalisti e dirigenti di Hollywood. Chiunque faccia parte dell’industria statunitense del cinema deve esserci a Toronto, specialmente se ha qualcosa da vendere o da comprare. Che sia un film in cerca di distribuzione o un attore in cerca di un oscar, nel supermercato cinematografico di Toronto si può trovare di tutto, per tutti i gusti.

American beauty (1999) fu il primo film che associò il suo successo agli Oscar con suo debutto a Toronto. Dopo sarebbe stata la volta di tanti altri come  Non è un paese per vecchi, The Millionaire, The Hurt Locker, Il discorso del re, L’artista, Argo e così via fino ad arrivare  a 12 anni schiavo. Tutti questi film presentati a Toronto, festival che utilizzarono come piattaforma nelle loro campagne pubblicitarie. Una leggenda ben narrata anche se non necessariamente corretta. Con una programmazione di circa trecento film, sarebbe molto difficile che il prossimo vincitore dell’Oscar non si trovasse a Toronto. “Il festival è uscito di senno. Devono smettere di programmare così tanti film poiché la situazione gli sta sfuggendo dalle mani”, affermò ai giornalisti l’addetto alle pubbliche relazioni Martin Marquet, l’incaricato di uno dei contendenti più commentati di questa edizione, Miss Julie, con protagonisti Jessica Chastain e Colin Farrel sotto la regia di Liv Ullmann.

Ci sono titoli per tutti i gusti. Tutto vale in questo festival dove il criterio di selezione è vasto e l’unico premio concesso è quello del pubblico. Preferite un film d’azione? Ci pensa Denzel Washington con The equalizer – Il vendicatore. Amore per l’arte? Il migliore è la passeggiata pittorica di Mr. Turner, già vincitore a Cannes del premio per il miglior attore dato a Timothy Spall. Registi locali? Il canadese Jason Reitman partecipa per la seconda volta consecutiva con il suo ultimo lavoro, il dramma generazionale Men, Women and Children, presentato al teatro Reyrson di Toronto. Ci sono anche opere di esordio come quella che presenta l’umorista Jon Stewart, il film-documentario politico Rosewater, che ha come protagonista l’attore Gael García Bernal. E’ facile trovare anche nuove tendenze. Film centrati sulla vita di persone senzatetto come è il caso di Time out of Mind  o di Shelter. Oppure di attrici senza trucco in cerca di un dramma importante che dia una svolta alla loro carriera. E’ il caso di Jennifer Aniston in Cake e di Reese Witherspoon in Wild. Partecipano al festival anche vecchie glorie disposte a rinascere a costo di pagare dalla propria tasca come il caso di Kevin Costner e del suo film autofinanziato Black & white. Film biografici come La teoria del tutto – dedicato a Stephen Hawking – o The Imitation Game – centrato sulla vita del matematico Alan Turing – che hanno collocato i loro protagonisti Eddie Redmayne e Benedict Cumberbatch  tra i primi contendenti all’Oscar. Ci sono inoltre tanti attori nei panni di registi come Ullman, Stewart, Chris Evans, Chris Rock, Alan Rickman o James Franco.

Tra questo miscuglio di cinema, dove giornalmente vengono proiettai in media cento film, l’unica difficoltà è trovare “l’ago nel pagliaio”, individuare il lungometraggio che il prossimo febbraio si impossesserà del grande Oscar. E a quanto pare è l’unico premio che conta. “E’ diventato così massivo che inizia a non aver più senso partecipare poiché è impossibile distinguersi dal resto”, svelò al quotidiano uno delle pubbliche relazioni più stimati nell’industria del cinema, Toni Angelotti, che quest’anno preferì rimanere a casa.

L’unico a sapersi vincitore nonostante la statua sia lontana è Bill Murray. Il tanto amato comico statunitense presenta oggi il suo nuovo film, St. Vincent, che dal titolo suona come qualcosa di già visto: un uomo brontolone  al quale cambia la vita il figlio di una coppia divorziata che si trasferisce nella casa accanto alla sua. La qualità del suo lavoro resta da vedere, ma il riconoscimento per la sua carriera è già nel programma del Festival che ha reso il 5 settembre il Giorno Bill Murray. Una celebrazione che si svolgerà con la presenza dell’attore durante la serata della prima di St. Vincent seguito da tre proiezioni gratuite dei suoi classici, Ricomincio da capo, Stripes – Un plotone di svitati Ghostbusters – Acchiappafantasmi. Una celebrazione così ben accolta che a causa di un errore nel sistema della biglietteria del festival fece si che si vendessero più biglietti rispetto ai posti disponibili per la serata.

* Fonte articolo originale:  http://cultura.elpais.com/cultura/2014/09/05/actualidad/1409930862_128735.html , de Rocío Ayuso

P.s. A proposito di film presentati al festival di Toronto vi consiglierei Miss Julie per chi come me si ritiene “un’inguaribile romantica” :)!  In seguito il Trailer http://youtu.be/07FyKDYidNM

Traduzione EN > IT Articolo preso dal sito della BBC News

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Cavalcando tra le valli del nuovo Kosovo

Le case erano tutte vuote. Mentre la nostra auto sferragliava intorno alle curve sempre più vertiginose attraverso le Montagne di Sharr nel sud del Kosovo, il nostro autista ci indicò i villaggi vicini, ognuno dei quali sembrava un ammasso casuale di case che punteggiavano sulla landa di colore marrone rossiccio. Non ci abita nessuno, ci disse. I residenti, mi ha raccontato, se ne sono andati per la stagione, vanno a lavorare come immigranti in Germania, paese dove vive la maggior parte della diaspora Kosovara fuori dai Balcani. La pastorizia, il modo più consueto di vivere nelle Montagne di Sharr, difficilmente è redditizia; tanti membri del gruppo etnico della regione chiamato Gorani, il quale nome deriva dallo slavo che significa “montanari”, adesso stanno cercando una vita più stabile altrove. Tra questi villaggi fantasma, pochi vanno avanti. Uno di quelli è Brod, situato a 45 km al sud della seconda città più grande del Kosovo, Prizren. Con case cigolanti del periodo ottomano e strade acciottolate, Brod è stato il più affermato per avere sviluppato una economia di turismo modesta, accogliendo viaggiatori che sono venuti, come me, in cerca di autentica cultura Gorani negli altipiani più remoti del Kosovo. Con solo duemila abitanti, ospita l’unico albergo della regione, Hotel Arxhena. Negli ultimi anni, il Programma per lo Sviluppo degli Stati Uniti ha lavorato insieme alla gente del posto per creare degli itinerari ufficiali di escursionismo intorno al villaggio. Tuttavia, come presto scoprì, il metodo preferito per visitare il posto è a cavallo. Circondata da ruscelli e da praterie prosciugate dal sole, Brod è una delle cittadine più pittoresche della regione. Quando arrivai, ad accogliermi furono le case imbiancate che pendevano in bilico sui ciottoli; l’aria di settembre diventava fredda tra i vicoli. Le pecore fiutavano l’erba lunga; i cavalli frignavano: i scarabei balzavano dove le pietre si spaccavano dal sole.

La reputazione del Kosovo negli ultimi decenni è stata per la guerra, non per la tranquillità. La Guerra del Kosovo del 1998-1999, la quale si è conclusa con l’indipendenza del Kosovo dalla Serbia, ha lasciato i suoi segni. Fare escursionismo in diverse zone del Kosovo richiede ancora una guida esperta per evitare l’ubicazione delle mine terrestre inesplose. Così come i paesi costieri dei Balcani, Croazia e Montenegro, i quali hanno sviluppato infrastrutture per i turisti nei decenni in seguito alla pace, anche Kosovo sta iniziando ad accogliere visitatori. I 272 km dell’autostrada che collega Milot (Albania) con Pristina, la capitale del Kosovo, passando da Prizren, terminata nel 2013, ha reso il sud del Kosovo più accessibile ai visitatori. L’imminente costruzione di un’altra strada importante, che percorre una distanza di 60 km tra Skopje (Macedonia) e Pristina, si prevede di portare ancora di più. Tuttavia, l’infrastruttura a Brod è decisamente molto più modesta di quella dei suoi vicini Balcanici. Per trovare una sistemazione per noi, al nostro autista bastava sporgersi dal finestrino e gridare ai girovaganti locali che eravamo in cerca di una stanza. Presto scoprimmo che – come tutti a Brod sapevano – gli ospiti arrivati dovevano chiedere di un uomo chiamato Bilygaip Zilje. Qualche anno fa, Zilje aveva ereditato una seconda casa malridotta al margine del villaggio, che l’ha trasformata nell’unico albergo del centro di Brod. I suoi 10 letti sono più che sufficienti per i pochi visitatori che arrivano. Li sono bastati solo cinque minuti a Zilje per raggiungerci e imbarcarci nelle viuzze non segnalate di Brod. Abbiamo negoziato in un russo stentato – nonostante la maggior parte della popolazione del Kosovo parlasse albanese, la lingua Gorani invece fa parte della famiglia delle lingue slave – infine concordammo per la cifra di 10 euro per un letto. E ovviamente dovevamo avere anche i cavalli. Ci sono più cavalli che macchine a Brod, era scritto sulla mia guida Bradt. In realtà da uno sguardo veloce nelle strade, sembrava che erano più i cavalli che le persone. L’unico modo per visitare i canyon e i precipizi che circondavano il villaggio, disse Zilje, era su un cavallo. Per 10 euro potevamo avere un cavallo, e per 20 euro in più una guida. Non appena trovammo un’accordo sul prezzo la guida è apparsa. Un ragazzino sorridente di circa 10 anni, la quale padronanza di inglese si limitava a qualche canzone e di un “buon giorno” tardivo. Mi ha fatto salire su un cavallo con una vecchia sella, sistemando a sua volta se stesso su un altro. Un puledro fulvo scorrazzava libero al nostro fianco, mordicchiando la criniera del mio cavallo. Dopo ci siamo allontanati.

Abbiamo cavalcato in mezzo ai ruscelli  e su sentieri così stretti e ripidi che più volte ho avuto l’impressione che il mio cavallo stava per rotolarsi sulle rocce sotto di noi. Presto i villaggi scomparirono, lasciando il posto ai pascoli e ad una vasta area coperta di sassi. Le nuvole stendevano ombre dalla parte del precipizio. Il puledro ci seguì, ricordandoci ogni tanto della sua presenza attraverso un calcio giocoso sul fianco del mio cavallo. I montoni ci fissavano mentre passavamo nel nostro cammino verso sud, lungo il burrone di Brod, verso il confine con la Macedonia. Il ragazzo accelerò. Il mio cavallo si ribellò al galoppo. Il puledro prese questa reazione come una sfida: provocando mio cavallo in una gara intensa. La mia esperienza con i cavalli nordamericani – un gruppo del tutto più docile – non mi aveva preparato a questo. Quando siamo arrivati alla fine della valle, ero aggrappata alla criniera del mio cavallo, con gridi opprimenti. Il ragazzo si girò verso di me e frenò bruscamente vicino a un torrente. Calmò il mio cavallo, dando al puledro agitato uno schiaffo esasperato sul muso. Io smontai e iniziai a mangiare il mio pranzo – pomodori maturi e formaggio fresco – in una zona adatta e sicura. C’era un gruppo di uomini anziani seduti fuori da una baracca vicino al ruscello, affiancati da altri due ragazzi più giovani che indossavano mantelli fatti di pelle di pecora. Si sono offerti, in un tedesco ponderato – una seconda lingua per tanti emigranti tornati – di aiutarmi a risalire sul cavallo. Dopotutto c’era ancora tanto da vedere. Puntai disperatamente il cavallo. “Schnell”, ho pronunciato per dirli di andare più veloce. I bambini scoppiarono in una risata isterica. Evidentemente l’equitazione non era molto comune qui. Gli uomini anziani mi aiutarono a salire sul mio cavallo, trattenendo a loro volta la risata. “Schnell!” La loro risata fragorosa risuonò dall’altra parte del canyon mentre io e la mia guida cavalcammo per 5 km tornando verso Brod.

La cittadina di Brod, ho scoperto, si sta preparando però ad accogliere visitatori più esigenti per il prossimo futuro. A 3 km di distanza da Brod c’è il percorso alpino di Hotel Arxhena, un villaggio turistico inspiegabilmente lussuoso in stile villetta in mezzo ai due precipizi nel burrone. Quando mi fermai vicino, i lavoratori stavano mettendo le fondamenta per un nuovo campo da tennis. Foto promozionali all’ingresso mostravano gruppi di persone facendo escursionismo, equitazione e arrampicata. Pavoni bianchi – difficilmente del posto – giravano intorno, beccando nella segatura. Quando ho sbirciato dentro, un cameriere simpatico mi offrì un cappuccino e mi diede la password per la connessione wifi. Notizie di un tale sviluppo, tuttavia, non avevano ancora raggiunto il centro di Brod. La mattina seguente, dopo avermi gustato quel tipo di torta salata appena fatta chiamata burek, sono andata in cerca di caffè. Ho trovato al secondo piano di una casa di campagna, appeso sulla porta aperta l’unica indicazione di attiva commerciale al suo interno. Mi ci è voluto qualche minuto per essere sicura di non trovarmi sul salotto di qualcuno. Diversi signori anziani in bretelle sono seduti intorno al perimetro della stanza, guardando il notiziario di una gara a tre-gambe organizzata a Belgrado. Mi offrono caffè turco e seduti l’uno accanto l’altro senza guardarsi, interrompevano il silenzio con brontolii sporadici. Fuori, la mia guida sta caricando coperte su una cavalla. “Good morning”, canta lui. “Good morning, good morning, good morning.”

‘Good Morning’ — Singin’ in the Rain (1952)   http://youtu.be/GB2yiIoEtXw

* Fonte articolo originale:  http://www.bbc.com/travel/feature/20140828-shepherding-in-the-new-kosovo , By Tara Isabella Burton