Të përkthesh një këngë – “El Perdón” Nicky Jam y Enrique Iglesias, ES > AL

“¡El verano está acabando, aunque escuchando esta musica se puede vivir aún un poco más…!”

“Vera po mbaron, ndonëse duke dëgjuar këtë muzikë mund ta ndjejmë akoma edhe më gjatë…!”

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El Perdón

Enrique:                                                                        
Dime si es verdad
Me dijeron que te estas casando
Tú no sabes como estoy sufriendo
Esto te lo tengo que decir
Nicky Jam:
Cuéntame
Tu despedida para mi fue dura
Será que él te llevo a la luna
Y yo no supe hacerlo así
Enrique:
Te estaba buscando
Por las calles gritando
Eso me está matando oh no
Nicky Jam:
Te estaba buscando
Por las calles gritando
Como un loco tomando oh…
Enrique:
Es que yo sin ti
Y tú sin mi
Dime quién puede ser feliz
Esto no me gusta
Esto no me gusta
Nicky Jam:
Es que yo sin ti
Y tú sin mi
Dime quién puede ser feliz
Eso no me gusta
Eso no me gusta
Enrique:
Vivir sin ti, no aguanto más
Por eso vengo a decirte lo que siento
Estoy sufriendo en esta soledad
Nicky Jam:
Y aunque tu padre no aprobó esta relación
Yo sigo insistiendo a pedir perdón
Lo único que importa está en tu corazón
Enrique:
Te estaba buscando
Por las calles gritando
Esto me está matando oh no
Nicky Jam:
Te estaba buscando
Por las calles gritando
Como un loco tomando oh…
Enrique:
Es que yo sin ti
Y tú sin mi
Dime quién puede ser feliz
Esto no me gusta
Esto no me gusta
Nicky Jam:
Es que yo sin ti
Y tú sin mi
Dime quién puede ser feliz
Eso no me gusta
Eso no me gusta
Enrique:
Yo te juré a ti eterno amor
Y ahora otro te da calor
Cuando en las noches tienes frío oh oh
Nicky Jam:
Yo sé que él te parece mejor
Pero yo estoy en tu corazón
Y por eso pido perdón
Enrique:
Es que yo sin ti
Y tú sin mi
Dime quién puede ser feliz
Esto no me gusta
Esto no me gusta oh no
Nicky Jam:
Es que yo sin ti
Y tú sin mi
Dime quién puede ser feliz
Esto no me gusta oh yeah…
(Tú sin mí)
Dicen que uno no sabe lo que tiene
Hasta que lo pierde pero…
(Yo sin ti)
Vale la pena luchar por lo que uno quiere
(No puedo vivir así)
Y hacer el intento
(No quiero vivir así)
N.I.C.K
Nicky Jam, Enrique Iglesias
(No quiero que me dejes por favor)
Haciendo historia. Saga White Black
(Y te pido perdón)

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*Video e kenges https://www.youtube.com/watch?v=hXI8RQYC36Q

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La figura del traduttore di oggi, dallo sguardo attento di Juan Antonio Vivanco Gefaell – Traduzione ES>IT

Questo articolo è  tratto dalla versione online della rivista  Zibaldone. Estudios Italianos de La Torre del Virre, dalla sezione Il Mestiere di Tradurre pubblicato nel gennaio 2013. Si tratta di un’intervista a uno dei traduttori spagnoli contemporanei più noti della lingua italiana: Juan Antonio Vivanco Gefaell, che con determinata franchezza definisce le tante sfumature del mestiere del traduttore diventando in qualche modo la voce di tutti noi, traduttori.

 ∗ ∗ ∗ ∗ ∗

Il mestiere di tradurre 1:

JUAN ANTONIO VIVANCO GEFAELL

Figlio del poeta Luis Felipe Vivanco e della scrittrice María Luisa Gefaell, Juan Antonio Vivanco Gefaell da più di tre decenni sta sviluppando un lavoro prestigioso come traduttore. Dalle sue mani sono passati autori italiani così diversi come Roberto Saviano (La bellezza e l’inferno, Debolsillo, 2010), Paolo Maurensing (Canone inverso, Mondadori, 1997), Pier Paolo Pasolini (Scritti corsari, Ed. Del Oriente, 2009) o Paolo Cottino (La città imprevista, Bellaterra, 2005), per citare solo alcuni.

Traduttore minuzioso e preciso non solo di testi narrativi, bensì e merito suo anche la traduzione di testi tecnici che coprono mezza dozzina di specialità umanistiche: dai libri di antropologia come l’interessante Geni, popoli e lingue di Luca Cavalli Sforza (Crítica, 1997), ai testi di etnografia come La terra del rimorso di Ernesto de Martino (Bellaterra, 1999) la traduzione del quale, ci dice, lo apprezzò in modo particolare, fino ad arrivare a manuali densi come La Storia di Spagna di Joseph Pérez (Crítica, 1999) oppure Crisi e inflazione tra l’Antichità e il Medioevo di Georges Depeyrot (Crítica, 1996).

Cercare di coprire il lavoro di Juan Antonio Vivanco significherebbe, senza dubbio, citare i migliori editori del nostro paese e un’ampia gamma di tematiche fino ad abbracciare discipline così diverse come la micologia, l’alpinismo, la storia dell’Arte e, soprattutto, le sue numerose traduzione di studi sull’Islam e il Medio Oriente.

Zibaldone. Studi italiani la ringrazia per esserci prestato a inaugurare questo spazio, Il mestiere di tradurre, rispondendo ad alcune domande sul suo percorso e la sua professione.

Da Juan José Tejero e J. Pérez Andrés

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La recente elezione a novembre del 2012 del traduttore Miguel Sáenz come studioso della lingua viene valutata con grande riconoscimento di una professione spesso non considerata, come è stato accolto tra i professionisti?

JAV: Con entusiasmo, certamente, anche se dubito che sia un riconoscimento della professione. Piuttosto dobbiamo valorizzarla come un riconoscimento al merito professionale di Miguel Sáenz.

Perché in Spagna, dove sono poco i lettori in grado di leggere in altre lingue e scarseggiano le sezioni dedicate alle altre lingue nelle librerie, il traduttore ha ancora oggi un protagonismo così ingiustamente limitato?

JAV: Si combinano e rinforzano interessi meschini imprenditoriali con meschine e false gerarchie intellettuali.

Condivide il ruolo di puro trasmettitore stipendiato al quale spesso il traduttore si vede emarginato (in tante edizioni non viene neanche nominato il suo nome) o crede che si dovrebbe intendere la traduzione nel senso di ricreazione o versificazione, essendo il traduttore come una specie di coautore?  

JAV:  Un puro “trasmettitore stipendiato” sarebbe un postino o un messaggero. Sapere cos’è quello che trasmetti e farlo come se fossi il proprio autore che scrive nella lingua di arrivo, è un po più complicato. In realtà, si tratta di un lavoro di simulazione.

In che modo si affronta il testo originale prima di tradurlo? Lo conosce prima o indaga precedentemente nelle traduzioni già esistenti? Cosa pensa di quelle traduzioni – nel nostro paese non sono pochi gli esempi in cui è stato tradotto non dalla lingua di partenza bensì attraverso una seconda lingua?

JAV: Mi confronto con il testo originale quando mi metto a tradurlo. Se qualche volta ho indagato nelle traduzioni esistenti, l’ho fatto nel corso della traduzione o alla fine.

Per quanto riguarda la seconda domanda, fortunatamente non è solito leggere testi in lingua russa, araba o turca tradotti da altre traduzioni. Solo in casi molto particolari sarebbero giustificati, e  si devono respingere senza riserve quando vengono fatto in questo modo per motivi economici o curricolari.

Nel suo caso quanto c’è di vocazionale? Come arrivò alla traduzione? O meglio in che misura crede che l’ambiente familiare decise la sua professione successiva?  

JAV: Arrivai alla traduzione perché dovevo guadagnarmi da vivere e conoscevo bene una lingua (l’italiano). Il francese lo conoscevo poco, però l’ho imparato traducendo, che non è una cattiva scuola. L’ambiente familiare influenzò, sicuramente. Un traduttore è prima di tutto un lettore attento, e se non è scrittore di professione, almeno deve saper scrivere bene.

Del resto, gran parte delle sue traduzioni sono di autori italiani. Il contatto con la cultura italiana l’ha avuto attraverso l’istruzione o è stato frutto di un interesse personale?

JAV:  Attraverso l’istruzione bilingue dai 6 ai 18 anni nella Scuola Italiana di Madrid.

Risultano inoltre tra le sue traduzioni testi di altre lingue come è il caso di Balthus (Memorie, Debollsillo, 2003), Bernanos (I grandi cimiteri sotto la luna, Lumen, 2004) o Revel (Memorie: il ladro della casa vuota, Gota a Gota, 2007). In quale lingua si trova più a suo agio?

JAV:  Di altre no, del francese, che è diventata la mia principale lingua di lavoro. Non mi trovo più comodo con una o l’altra lingua, la comodità (o scioltezza) è relativa a ogni testo.

Ripercorrendo il suo lavoro, attira l’attenzione la sua capacità di alternare la traduzione di testi narrativi con testi specifici di alpinismo, micologia, antropologia e storia dell’arte che richiedono conoscenze più ampie. Come affronta traduzioni così diverse?

JAV:  Non dovrebbe stupire, trattandosi di un traduttore cottimista che non possiede altra fonte di entrate. E poi nei testi narrativi c’è di tutto, micologia, alpinismo, storia dell’arte… La descrizione minuziosa di una veste d’epoca, o di una professione scomparsa, possono richiedere un lavoro di documentazione tanto profondo come qualsiasi testo specialistico. Di solito esiste più diversità da un testo all’altro che da un genere all’altro.

Dagli autori italiani con cui ha lavorato (Niccolò Ammaniti, Paolo Maurensing, Dacia Maraini o Roberto Saviano) quale le ha creato più difficoltà? Che rapporto ha generalmente con gli autori, nel caso esistesse? Nel suo caso si sono interessati del suo lavoro?

JAV:  Riguarda la prima domando: non risponderò, siccome spesso quello che crea più problemi è colui che scrive peggio. Con gli autori morti la mia relazione è spirituale. Con i vivi, minima: però, ad eccezione di un paio di casi, è stata molto cordiale ed utile, perché ci sono dettagli di un testo che solo l’autore conosce. 

Gli autori generalmente si interessano (ovviamente, è la loro opera) nonostante ci siano gradi di interesse e personalità diverse. La maggior parte sono collaboratori e discreti, poiché riconoscono che la loro competenza non è l’altra lingua, e qualcun altro più audace e indiscreto. Dall’altro lato, bisogna tenere in conto che una traduzione è una riedizione della quale l’autore può approfittarsene per fare dei cambiamenti al testo.

Perché una professione come la sua, così complessa, così mal ripagata e con uno scarso riconoscimento, conta un gran numero di persone che vuole esercitarla? Cosa attrae tanto della traduzione?

JAV:  Forse il fatto che sia così accessibile. Tutti traducono in un modo o nell’altro, anche se non lo facessero professionalmente, e tanti vengono contagiati. Però bisogna anche contare quelli che si ritirano.

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G L O S S A R I O

  • por supuesto → certamente
  • más bien → piuttosto
  • cartero → postino
  • antemano → in anticipo
  • previamente → precedentemente
  • enfrentar → mettersi a confronto
  • sino a través de → bensì attraverso a
  • transcurso → corso, (es. nel corso di un lavoro)
  • ya no es habitual → non è comune
  • rechazar → respingere
  • oficio → professione
  • *Loc. ganarse los garbanzos → guadagnarsi da vivere
  • antes que nada → prima di tutto
  • por lo demás →  per il resto, d’altronde
  • soltura → scioltezza
  • simultanear → conciliare; alternare
  • destajista → cottimista; lavorare con un contratto a cottimo (Tipo di contratto di lavoro per il quale il salario è commisurato alla quantità di lavoro eseguito, secondo tariffe prestabilite, Es. come il lavoro di un professionista Freelance).
  • anímica → relazione spirituale
  • entremetido → indiscreto

*Fonte articolo originale: Dialnet-IlMestiereDiTradurre-4500471

Novità!

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Volevo comunicarvi che dalla prossima traduzione troverete insieme ad essa l’inserto di un piccolo Glossario dedicato alle parole, a mio avviso, “difficili” o comunque degne di nota, quelle che ti fanno fermare il ritmo del lavoro, che ti fanno consultare sul web e dizionari il significato più verosimile del testo di partenza, il pensiero delle quali non ti abbandona anche quando vai a dormire, nel caso in qui la parola scelta temporaneamente non ti convince abbastanza… In poche parole sarà uno spazio dedicato alle parole che non si incontrano frequentemente, per questo motivo vorrei condividerle sui miei post, per venire in aiuto a tutti, ma soprattutto ai miei colleghi traduttori. Si sa sul web spesso si fanno scoperte interessanti e rassicuranti! 

Inoltre sul Glossario saranno segnate anche i modi di dire, ovvero le “idiomatic expressions” detto all’inglese, presenti nel testo originale. In questo modo, dalla tipologia del testo, che potete riconoscere dal titolo e l’introduzione dell’articolo, non sarà difficile capire il contesto dove viene usato un determinato modo di dire.

Mi auguro di fare cosa utile ed apprezzabile per tutti i miei lettori. A prestissimo! adela

Life as a Semi-Colon – dal blog di Charley, un racconto pieno di VITA Traduzione EN>IT

Il testo che sto per condividere questa volta ha qualcosa di speciale. Alla fine anche voi lo capirete..! E’ tratto da un blog che ho scoperto per caso, così come per caso si fanno spesso gli incontri migliori della vita. E’ il blog di una donna, di una mamma, di una moglie, di una figlia e di un’amica con una forza straordinaria dentro di se. Si chiama Charley ed ha creato il suo blog dal titolo Life as a Semi-Colon non per coltivare qualche sua passione, ma come un diario aperto per condividere l’esperienza che gli cambiò ad un tratto il corso della sua vita. E’ la storia di una donna che all’età di 35 anni scopre di avere un tumore. Ma quello che rende prezioso questo blog è il fatto che nei suoi post non si parla della malattia come una sconfitta, come una sofferenza insuperabile, anzi è tutto il contrario…Il tono positivo, di speranza e di determinazione di Charley è talmente forte, che diventa contagioso per chi legge. Ho deciso di tradurre questo racconto, perché per me tradurre è trasmettere, è condividere un messaggio, dei pensieri e sicuramente anche dei sentimenti. Dopo due lunghi anni non facili lei purtroppo non è riuscita a sconfiggere il suo nemico, anche se ci ha creduto fino in fondo, però nel suo intento di rendere omaggio alla vita attraverso questo blog sicuramente ha vinto. Il fatto che continui a far parlare di se, dimostra la sua presenza. E’ stato un vero privilegio per me poter tradurre le sue parole! Good bye Charley!

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Mercoledì, 6 agosto 2014

Il mio anno guadagnato

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– Mom’s Hug by Gordon (Flickr CC BY-SA 2.0)

Ho appena festeggiato il mio 36° compleanno. I 36 anni non sono generalmente destinati ad essere un compleanno speciale ed uno di quelli che tanta gente immagina di compiere e a malapena accorgersi. I 36 non sono certo degni di palloncini, bandierine e una grande festa. Tranne per me, lo sono. Il 36 non è un’età che mi aspettavo di raggiungere. Per questo sono felice di considerarmi trentenne, quasi alla seconda metà dei trenta. Rughe? Sì grazie! Arrotondamenti di mezza-età? Sarei contenta di avere un largo girovita! Capelli brizzolati? Dove devo firmare? Abbraccerò ogni segno che dimostra che sto invecchiando, perché significa che sono sopravvissuta appena un po più a lungo.

Sono stata felice di compiere i miei 35 anni e di festeggiare con tanti amici. Quest’anno è stata una vicenda molto più tranquilla, una piccola festa con i miei amici più cari a Londra (questo comportò a rimanere svegli oltre le 9.30 di un sabato sera. Dato che la maggior parte di noi ha piccoli bambini a casa, questa uscita è stata di per sé degna di una celebrazione), dopo giù a Devon per una cena in famiglia. E mentre quelli di voi che mi conoscono, sanno che non mi piace guardare al passato, ma concentrarmi sul futuro, spero mi permettete di concedermi un riassunto di quello che è stato un inaspettato anno guadagnato.

Il mio primo traguardo è stato accompagnare mio figlio al suo primo giorno di scuola. Eravamo così emozionati a guardare D iniziare questo nuovo e importante capitolo della sua vita (anche se dubito che lui lo ricorderà, così come non lo ricordo io) che siamo arrivati persino prima che la scuola aprisse! Questo successe altre due volte durante l’anno scolastico prima che i veri ritmi della Famiglia Kitley fossero svelati e la vista di R e mia correre verso i cancelli prima che si chiudessero divenne un immagine più familiare! Vedere D prosperare a scuola durante l’anno è stata una gioia immensa. E’ in grado di leggere e ogni sera, mi siedo sugli scalini, ascoltandolo leggere a suo padre e alla sorella. R ed io non possiamo più sillabare le parole e non possiamo saltare qualche frase quando leggiamo a lui, D ci corregge subito.

A ottobre, R mi portò a Roma, una città che ho desiderato fortemente di vedere in tutta la mia vita. E’ stato il weekend più speciale, immerso nel cibo, nella cultura e nella storia italiana. Mi è piaciuto tanto ed ero contenta che finalmente l’avevo spuntato dalla mia lista.

L’anno giunse al termine con me che mi trovavo nel posto che più amavo al mondo – in un tranquillo, lontanissimo villaggio francese nelle Alpi, che guardava sul lago Lemàno. Qui mi sento sempre al sicuro, tranquilla e rilassata e i bambini semplicemente adorano l’idea di essere sulle montagne, sciando, costruendo pupazzi di neve e comprando i loro morbido pane al cioccolato ogni mattina. Abbiamo accolto l’Anno Nuovo là insieme ad alcuni meravigliosi amici e considerato come il miglior inizio dell’anno.

Abbiamo spuntato altri due compleanni, incluso i 4 anni di L (io fui dimessa da un ricovero inaspettato all’ospedale 2 ore prima della sua festa, niente di preoccupante) e i 60 anni di mio papà.

Per dare inizio all’estate e visto che mi sentivo abbastanza bene, siamo intrufolati in spiaggia, vacanza con la famiglia in Grecia. Mattinate rilassanti, facendo colazione sul terrazzo, guardando il sole scaldare lentamente la spiaggia era l’inizio perfetto per giornate di costruzioni di castelli di sabbia, giri in barca, passeggiate a lungomare e spruzzi a bordo piscina. Il miglior modo di chiudere la giornata, era chiedere a D e L senza dubbio di andare al salone libero del gelato con diversi gusti, coperti di brillantini, cioccolato, salsa e dolciumi. Il sogno di ogni bambino ed anche mio senza eccezione.

Dopo un’altro inaspettato ma importante ricovero all’ospedale (infezione al fegato, una cosa fastidiosa) sono stata avvolta in una coperta e riempita di cosi tanti antidolorifici che a mala pena mi ricordo, ho realizzato l’ambizione di una vita, ho visto Rick Astley in concerto. Può essere imbarazzante per i miei amici pensare che non solo io ho pagato per questo, ma anche mi sono divertita tanto, ma non mi importa. Tutti abbiamo i nostri beniamini da ragazzi ed io sono stata bene essere trasportata in camera come una bimba di 9 anni, cantando con la mia spazzola dei cappelli.

Così l’anno guadagnato terminò come ogni anno scolastico – con la giornata degli sport tradizionali. Corsa, salto con la corda e le gare dell’uovo nel cucchiaio sono state tutte animate dai tifosi e momenti di conquiste attraversano i visi dei bambini.

Sicuramente l’anno non è andato completamente liscio. A novembre, ci hanno detto che la mia vecchia chemio di routine non stava funzionando più, così dovevamo provare una nuova combinazione di farmaci. A febbraio, ci siamo accorti che nemmeno questi nuovi farmaci stavano dando risultati, in realtà mi stavano facendo sentire peggio. Abbiamo iniziato la mia ultima cura con medicinali per prolungare la vita, che hanno tenuto il cancro a bada fino all’estate. Adesso dovevamo accettare che avevo terminato i trattamenti medici convenzionali  e ci concentreremo sugli esperimenti che fanno all’ospedale nella speranza di essere idonea a qualcosa, o di niente!

Ho anche passato all’ospedale più notti di quanto avrei voluto con diverse infezioni e problemi di dolori. La morfina è diventata mio amico, ma io odio  i ricoveri all’ospedale, i quali, benché servono a farmi stare meglio, li considero una perdita di tempo prezioso.

Cosa ho dunque imparato da questo anno guadagnato?

Ho visto denti cadere, bici essere guidate senza ruote aggiuntive, entrambi i bimbi sciare e prendere più confidenza con l’acqua. Ho ricevuto biglietti d’auguri scritti a mano e fatto la treccia e L mentre cantavamo insieme “Vuoi costruire un pupazzo di neve?” R ed io abbiamo festeggiato il nostro ottavo anniversario ed io ho esposte le mie statistiche ottimistiche di sopravvivenza. Ho amato, riso, viaggiato, ho curato i ricordi di mia mamma, ma forse più di tutto ho capito il valore straordinario che alcune persone hanno dato alla mia vita.

Spendi più tempo possibile con i tuoi figli. Puoi dare per scontato saper leggere “succo di mela”, ma la prima volta che tuo figlio si accorge di poter leggere è un grande momento per loro. Non darlo per scontato! Crea atmosfere magiche per loro. Dalle impronte ghiacciate di Babbo Natale tratteggiate intorno alla casa la mattina di Natale, alla lettera dalla fatina dei dentini, queste sono occasioni importanti che i tuoi piccoli ricorderanno dalla loro infanzia. 

Fai qualcosa di speciale con i tuoi cari. E’ facile essere intrappolati nella ‘vita’, però a volte bisogna staccare la TV, ignorare il telefono, partire e condividere un sogno. Il mio è stato Roma ed è stato probabilmente il weekend più apprezzato dell’ultimo anno, in cui per un paio di giorni, R ed io ci siamo persi a Roma e mischiati con altre coppie romantiche senza figli. Questo sarà indimenticabile.

Goditi e festeggia l’amicizia. Alcune persone possono venire ed andarsene, ma l’amicizia profonda, incondizionata è inestimabile. Tienila stretta e considera un privilegio avere accanto persone che tengono a te. Io non ce l’avrei fatta l’ultimo anno se non avessi avuto un fantastico gruppo di amici che hanno abbandonato letteralmente  ogni cosa (le cene con i mariti, i figli, le loro vacanze programmate e gli appuntamenti) per venirmi in soccorso. Non passa un giorno senza ricordarmi di che gruppo di amiche fantastiche sono circondata.

Apprezzate l’amicizia, i vostri figli e la famiglia ed ogni giorno che avrete il respiro nel vostro corpo, fatte in modo che sia un ricordo unico.

Con tanto affetto,

Cx 

                     ______________________________________________

S O

  • A bonus year → Anno guadagnato
  • late thirties → verso i quaranta (riferito all’età)
  • indulge → concedersi; permettersi
  • my first biggie → il mio primo traguardo; il raggiungimento di una cosa importante
  • to have a childhood-crush (for sb) → avere una cotta per qualcuno sin dall’infanzia; nutrire grande ammirazione (spesso verso persone famose)
  • drug → medicina; farmaco
  • at bay → a bada ( ex. Keep at bay – tenere a bada / a distanza) 
  • trail   esperimento ( spesso nel campo medico)
  • qualify for (sth) → essere idoneo a; avere i requisiti per
  • fall out → cadere (un dente)
  • stabilisers → ruote aggiuntive (per biciclette) 
  • to plait → intrecciare; fare la treccia (ai cappelli)
  • most importantly → soprattutto
  • take (sth) for granted → dare per scontato
  • go away → partire
  • possibly → probabilmente
  • mingle → confondersi; mischiarsi 

Fonte testo: http://lifeasasemi-colon.blogspot.co.uk/2014/08/my-bonus-year.html

Vi presento Saranda – Traduzione AL>IT Articolo sul turismo

∼ Per chi non la conoscesse non si tratta di una bella donna, anche se di bellezze ne ha da vendere Saranda, bensì di una delle maggiori attrazioni turistiche dell’Albania. Per citare solo una delle sue particolarità è la città con il maggior numero di giornate di sole in Europa, ne regala più di 270. Per conoscerla meglio e per scoprire i suoi altri tesori vi invito a leggere questo articolo preso dal sito di AlbaniaTourism.

Saranda city

LA CITTÀ DI SARANDA

Saranda non si distingue per essere una delle città più grandi dell’Albania, bensì per le sue bellissime spiagge rocciose, famose in tutto il paese e non solo. Il boom dello sviluppo di Saranda è avvenuto nell’ultimo decennio e ha riguardato sopratutto il turismo ed i servizi.

Butrint-National-Park-Images

La storia di Saranda come città non è molto antica e nemmeno tanto particolare. Tra le più importanti della zona è la storia di Butrinto, la creazione della quale come città, è fornita dalla leggenda di Omero.  È stata colonia degli antichi greci e successivamente abitata dagli illiri. L’invasione romana portò un grande sviluppo della città e oggi le scoperte archeologiche dimostrano l’importanza che fu data a Butrinto nell’antichità. La città viene abbandonata durante il Medioevo a causa della malaria e le aree circostanti, in particolare Saranda, inizianno a svilupparsi come villaggi sempre più in crescita. La posizione militare strategica di Saranda è stata sempre considerata e utilizzata da ogni flotta, come: l’Impero Ottomano, l’Italia fascista, il Partito Comunista, ecc.  Non si può non sottolineare l’apprezzamento della città per la sua potenziale turistica come località di vacanza, cosa che ha portate allo sviluppo odierno di Saranda.

 La prima cosa da visitare a Saranda è la sua costa. È tra le più particolari in Albania grazie alle sue spiagge fatte di ciottoli. Mentre si passeggia nel viale principale di lungomare si può godere di una splendida vista del tramonto all’orizzonte e allo stesso tempo è una buona occasione per acquistare qualche souvenir da Saranda.

Castello di Lekures - Saranda

Al Museo Etnografico si trovano una serie di oggetti particolari usati dalla gente del posto insieme a dei abiti regionali. Durante il periodo dell’Impero ottomano la comunità ebrea della città ha lasciato in eredita a Saranda una sinagoga che oggigiorno si può visitare. Alla periferia di Saranda si trova il Castello di Lekures, costruito nel periodo dell’Impero ottomano e che oggi oltre a una metta da visitare, offre anche la possibilità di godersi una piacevole cena. La sua posizione collinare regala una vista spettacolare del sole che tramonta sul mare. Nella zona di Porto Palermo, su una piccola penisola, si trova il Castello di Ali Pashë Tepelena, costruito in onore della sua coniuge. È uno tra gli unici castelli in Albania che è rimasto quasi integro e che rappresenta la viva testimonianza dei castelli del XIX secolo.

Il Parco Archeologico di Butrinto, parte del Patrimonio mondiale del UNESCO, è talmente ricco di attrazioni archeologiche che una giornata non basterebbe per godere tutto. La Basilica presente nel Parco è la seconda basilica bizantina più grande del mondo, dopo quella di Santa Sofia in Istanbul.             I muri del castello e le mura della città vecchia sono tra le più particolari del suo periodo. Il Museo storico all’interno del Castello conserva un grande numero di oggetti interessanti che mostrano lo sviluppo di Butrinto nei secoli. Iniziando dalla Porte del Leone, la porta d’ingresso della città vecchia, e fino all’ultima porta nel museo, un senso di meraviglia vi accompagnerà durante il vostro tragitto.

Le bellezze di Saranda non si fermano qui, ma continuano con le bellezze naturali della costa di Ksamil, una delle spiagge più frequentate e preferite in Albania. ksamil7_balkon3

Le isole piccole ed isolate di Ksamil sono una bellezza rara, difficile da trovare altrove. Il Lago di Butrinto, separato dal mare da una lingua di terra, offre diversi paessaggi particolari oltre le vongole saporite. Non lontana dalla città si trova la sorgente d’acqua “Occhio Azzurro” (in albanese Syri i Kaltër) considerata una delle bellezze più rare e suggestive della natura dell’Albania.

Syri i kalter
Syri i Kalter

 Il parco nazionale di Llogara è un altro luogo per chi è in cerca di aria fresca e di relax. Infine, nonostante Saranda sia davvero una piccola città, offre tante possibilità turistiche così come le altra località intorno a lei.

 E’ il posto ideale per ogni tipo di turista e dove ognuno rimane soddisfatto da Saranda. Tra le località più belle si possono citare: Borsh, Ksamil, Lukovë, Qeparo dove si può godere di una vasta scelta di alberghi un elenco dei quali lo trovate su questo link: http://www.albaniahotelsbooking.com/reservations/saranda/

Fonte articolo: http://www.albaniatourism.org/qyteti-i-sarandes/, di Jurgen Mehja

Tradurre le canzoni, IT > AL GUERRIERO di Marco Mengoni

Quando si lotta per Amore…

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Tradurre una canzone è come affrontare una sfida, perché oltre a dare vita in un altra lingua al suo testo, bisogna mantenere il suo ritmo e la sua musicalità. Essere in grado di emozionare chi legge quasi allo stesso modo del testo originale. Io ce la metto tutta, sperando di risultare all’altezza per potervi regalare parole piene di poesia.

∗ ∼ ∗ ∼ ∗

Të përkthesh një këngë është në një farë mënyre një sfidë, pasi perveçse perpiqesh te krijosh nje tekst te ri ne nje gjuhe tjeter, duhet te tregosh kujdes te ruash ritmin dhe muzikalitetin e  saj. Duhet te jesh ne gjendje te emocjonosh lexuesin thuajse ne te njeten mase te tekstit origjinal. Do te perpiqem te bej me te miren, duke shpresuar te jem ne lartesine e duhur per t’iu dhuruar fjale te mbushura plot poezi.

LUFTËTAR

Ngre lart shpatën

drejt qiellit

betohem do të bëhem shkëmb ndaj zjarrit dhe ngricës,

i vetëm në majë do të përballem me grabitqarët

do të jenë shumë dhe nëpër detra do të lënë gjurmë,

përtej ketyre mureve do të gjej gëzim o ndoshta fundin tim, gjithsesi do të triunfoj

dhe kurrë nuk do të luftoj për ndonjë shpërblim, luftoj për dashuri, për këtë do luftoj.

Unë jam luftëtarë që natën të ruan, nga ankthet e trishtimi të mbron

do të të mbaj larg gënjeshtrave e shpifjeve dhe do të perqafoj për të të dhënë forcë gjithmonë

do të të fal siguri ndaj çdo frike për të parë botën mbi ato lartësira,

mos kij frike nga asgjë, unë do të jem përkrah teje

me mantelin tim do të t’i fshij lotët.

Dhe e imja dashuri e madhe, dashuri që më beson

do të fitojmë ndaj të gjithëve e s’do të rrëzohemi

dhe do të qëndroj pranë teje gjer kur të ma lejosh

do të të mbroj nga çdo gjë që frikën të mos e njohësh

dhe e imja dashuri e madhe, dashuri që më beson

do të fitojmë ndaj të gjithëve dhe s’do të rrëzohemi

dhe do të qëndroj pranë teje gjer kur të ma lejosh

do të të mbroj nga çdo gjë që frikën të mos e njohësh

Mos ju tremb dragoit zjarrin e tij do ta ndal, asgjë s’mund të të godasë pas kësaj mburoje

do të luftoj me forcë kundër çdo të keqeje dhe kur të bie mos u dëshpëro

për ty do të ngrihem sërisht.

Jam një luftëtar dhe do t’i gjej forcat

përgjatë rrugës tënde do të të jem në krah

teksa do të të mbroj ndaj të gjitha stuhive dhe dorën do të ta mbaj për të të ngrohur gjithmonë

do ta përshkojme bashkë këtë mbretëri,

fundin e dimrit do ta pres me ty,

nga mëngjesi në mbrëmje

nga lindja në perëndim

do të jem me ty do të jem luftëtari yt.

Dhe e imja dashuri e madhe, dashuri që më beson

do të fitojmë ndaj të gjithëve dhe nuk do të rrëzohemi

do të jem përkrah teje gjer kur të ma lejosh

do të të mbroj nga çdo gjë që frikën të mos e njohësh

dhe e imja dashuri e madhe, dashuri që më beson

do të fitojmë ndaj të gjithëve dhe nuk do të rrëzohemi

do të jem përkrah teje gjer kur të ma lejosh

do të të mbroj nga çdo gjë që frikën të mos e njohësh.

Do të jetë ndezur një dritë plot shpresa

dhe do të përqafoj për të dhënë forcë gjithmonë.

Të betohem se do të jem shkëmb ndaj zjarrit dhe ngricës

kujdesem për ty, do të jem luftëtari yt..

* Il video della canzone su questo link: http://youtu.be/fK8LrzzC4-8

“¡Cuando te enamorarás…!” Traduzione ES>IT, Ricete per un brindisi romantico preso dal sito della rivista digitale “habla”

BIBITE PER IL CUORE DELLA NOTTE

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 Per una notte particolare come quella di San Valentino, vi proponiamo diverse opzioni per terminare la serata. Questi cocktail sono facili da preparare e possono condurre senza dubbio a una piacevole conversazione a fine cena. Tutto quello che vi serve sono pochi minuti, gli ingredienti giusti e, certamente, un appuntamento!

Prendiamo lo shaker e cominciamo:

Coronel

– Una bottiglia di spumante catalano

– Un litro di sorbetto di limone      KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

– Zucchero a velo

Preparazione:

– In un recipiente grande, versare lo spumante lentamente in modo da non perdere il gas

– Aggiungere il sorbetto di limone

– Mescolare tutto fino ad ottenere una crema leggera

– Coprire un vassoio con lo zucchero

– Appoggia il bordo dei bicchieri sullo zucchero

– Servire freddo e gustalo

Mojito

Ingredienti:

– Acqua gasata

– Ristretto (opzionale)

– Una cucchiaiata di zucchero

– giaccio tritato

– menta

– rum bianco

Preparazione:

– Il mojito è meglio prepararlo direttamente in un bicchiere stretto. 7299167478_87fcca5904_o

– Come prima cosa, mettiamo lo zucchero nel fondo del bicchiere.

– In seguito, spremiamo il succo di mezzo limone e aggiungiamo le foglie di menta.

– Pestiamo il tutto in modo che la menta rilasci il suo aroma, però senza rompere le foglie.

– Lasciamo macerare per qualche minuto dopodiché aggiungiamo un po di acqua gasata.

– Lo sbattiamo e aggiungiamo il ghiaccio tritato, il rum e ancora dell’acqua gasata.

Presentazione:

– Appena fatto, usate una cannuccia per berlo più facilmente

Daiquiri

Ingredienti (per persona)

– una cucchiaiata rasa di zucchero

– giaccio

– qualche goccia di maraschino            108414-549x800-Classic_frozen_Daiquiri

– 50 millilitri di rum bianco

– il succo di mezzo lime

Preparazione:

– Mettiamo in un shaker tutti gli ingredienti e sbattiamo fino a che il giaccio viene frantumato.

Presentazione:

– Lo serviamo con bicchieri larghi e possiamo decorare con la buccia del lime.

∗ ∗ ∗

Qualunque sia la vostra idea sulla festa di San Valentino penso che questi suggerimenti possono tornare utili per concludere la vostra serata con un brindisi fresco e raffinato e sorprendere piacevolmente la vostra dolce metà.

* Fonte articolo:  http://www.habla.pl/2014/02/14/bebidas-para-el-corazon-de-la-noche/

Buoni propositi per leggere di più nel 2015 Traduzione ES > IT, articolo preso dal sito di EL PAÍS

Come leggere di più nel 2015

L’artista Austin Kleon pubblica un elenco di consigli che considerano la lettura come una specie di ginnastica per la mente
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Austin Kleon nel suo studio / Flickr.com

Le rinunce di gennaio spesso possono rivelarsi dolorose. I postumi del 1° gennaio, il non-giorno per definizione, la giornata in cui tanta gente cena con i bordi della pizza che ordinò a casa a mezzogiorno, si attaccano a questo senso di colpa nella speranza di vedere fiorire i buoni propositi. Durante questa prima settimana dell’anno, si firmano definitivamente assegni che non si potranno pagare. E una di quelle promesse, che uno si pone mentre perde il tempo rivedendo con un misto di melancolia e vergogna le foto della festa dell’ultimo dell’Anno nelle reti sociali, è quella di leggere di più.

In queste liste di propositi, leggere si trova (per uno strano motivo che chissà si annida nel peccato cattolico) nella stessa sfera di, per esempio, non bere (abitualmente nei fine settimana quella promessa dura giusto il tempo che serve che scompaiono i postumi fisici, ma nell’Anno nuovo si tratta di postumi metafisici che non si curano con il paracetamolo). Spuntano nella mente anche altri propositi come perdere peso, partecipare a una maratona, smettere di fumare oppure cedere il posto agli anziani nella metro. Cioè, sarò buono perché: mangerò bietole fino a marzo, b) berrò acqua gasata fino al compleanno del mio miglior amico, c) leggerò un bel po di romanzi.

C’è di più, la lettura, un’attività che dovrebbe essere un piacere e non un obbligo, si affronta con la stessa retorica dell’atletismo. Si fanno elenchi di generi che si divoreranno e a che velocità si ingoieranno. Si dice che si leggerà non meno di cinquanta pagine al giorno e che si sottolineeranno le frasi preferite. Infatti, si propone come tattica per poterlo fare l’uso delle app (applicazioni) attraverso le quali si informeranno gli altri di quello che si legge ( oggi ho letto cinquanta pagine; oggi ho corso tre chilometri e mezzo; oggi non ho mangiato carboidrati).

images (10) Per tutti coloro che considerano la lettura come una specie di fitness mentale e che vedono in essa un modo per alleggerire la cattiva coscienza, l’arista e lo scrittore Austin Kleon ha preparato un elenco di consigli per attenersi alle promesse lettrici per il 2015. Lui, per esempio, lesse fino a 70 titoli l’anno scorso, sfruttando trucchi come maschere per lo schermo del telefonino create da lui stesso: il disegno di un teschio con il messaggio “meglio leggere un libro” ( al posto di perdere più di tre ore curiosando nelle pagine di Facebook la vita degli altri).  Lui ci riuscì grazie a quel trucco e seguendo la “Regola del 50” di Nancy Pearls,  che imparò quando lavorava come libraio a Cleveland e che consiste  nel dare una possibilità di 50 pagine ai romanzi prima di decidere se si può continuare a leggerli o regalarli ( per esempio, a quel signore nella metro che cercava di leggere guardando dal alto della tua spala).

Grazie al prestigio per essere riuscito a quella cifra di settanta libri, eccoci i suoi sette consigli (alcuni un po discutibili) per quelli che promettono di leggere di più nell’Anno nuovo.

1. – Getta il tuo telefonino nell’oceano (o mettilo in Modalità offline).

Se un’amica non risponde al telefono, probabilmente l’avrà gettato nel Mar Rosso per sommergersi nella traversata di Alla ricerca del tempo perduto di Proust. Non aspettarti grandi cose da lei nelle prossime settimane: sono sette capitoli. Quando arriverà al Tempo recuperato, o non ti vorrà più come amico (la chiacchiera sul calcio o la serie Reazioni collaterali le sembrerà, per così dire, una perdita di tempo) oppure avrà un disperato bisogno della mezza farmacia del quartiere. Il gesto non manca di epica e sembra la stessa cosa che chiede il Sensei a un karate kid della lettura (o il Maestro Yoda al suo allievo Padawan con gli occhiali: lancialo a quel mare con la forza della mente).

2. – Porta sempre un libro con te

Un consiglio che assomiglia a un coltello con tante lame: da un lato il libro come accessorio/complemento (gli orecchini, il cappello, l’impermeabile, la pipa, il libro) e dall’altro, il cronometro ( puoi guadagnare una pagina se leggi in quel semaforo col rosso).

3. – Tieni pronto un altro libro prima di terminare quello che stai leggendo. Fai una pila di libri che leggerai o caricali su eReader.

Non è vero che, furtivamente, mangi di più in un buffet libero o in una cena di degustazione che quando ti mettono tutto il cibo in un piatto? L’idea di tenere il tavolino pieno di libri farà aumentare, secondo Kleon, la tua fame da lettrice. Leggere è un lavoro di Sisifo, non finisci mai di leggere. Per tanti i manuali dei 100 libri che devi leggere prima di morire , in realtà (spoiler!) non sono mai cento. Infatti, spesso si sente dire che se ti piace leggere più leggi meno penserai che hai letto.

4. – Se non lo stai gustando un libro, o imparando tanto da quello, abbandonalo immediatamente.

la-importancia-de-leer-por-placer Kleon qui fa un’eccezione. Sembra una banalità, però c’è chi insiste nel terminare i libri che non li piacciono come un esercizio di autoflagellazione tipico di un lettore devoto. Quei libri che agonizzano nel serbatoio del gabinetto segnati con un pezzo di carta igienica incagliato nello stesso capitolo da una vita. Abbandonarli, questo è forse il consiglio più logico di Kleon, è più simile a non rifiutare un piatto di cibo che sai che ti sta facendo male.

 5. – Programma un’ora di lettura al giorno di un testo non letterario (durante una pausa o qualsiasi momento morto sarà buono).

Qui lo scrittore torna alla disciplina del professore severo della ginnastica. Sembra dire che anche se state divorando il vostro romanzo preferito (regalato dall’amore della vostra vita), dovreste trattenervi per leggere quel saggio sulle Isole di Galapagos per sessanta minuti.

6. – Vai a letto un ora prima e leggi un libro (ti aiuterà a dormire)

L’idea del romanzo come Valeriana. La lettura come un rimedio per assopirsi è antica e viene praticata ampiamente, sebbene alle persone che leggono con passione li sembra più contraddittoria che inghiottire un thermos con un litro di caffè dopo mezzanotte. Se il libro ti ha preso è probabile che non dormirai fino all’ultima pagina.

7. – Pubblica in qualche blog quello che leggi e condividilo in qualche rete sociale (così anche gli altri ti possono consigliare letture)

 L’autore di questo elenco di esercizi conclude con la visione definitiva della lettura come esercizio fisico. Pubblica nelle reti sociali le calorie che hai bruciato attraverso quella corsa mattutina: dimostra al mondo quante pagine puoi leggere. Il consiglio prova sorprendentemente che il piacere si raggiunge quando abbiamo letto ( cioè, quando si dice che abbiamo letto) e non mentre si sta leggendo. È una visione di lettura che fa risalire all’immagine del adolescente che gode di più raccontando ai amichetti con quale ragazza ha fatto l’amore piuttosto che come l’ha conquistata.

* Fonte articolo originale:  http://elpais.com/elpais/2015/01/05/icon/1420443241_637329.htm

Tradurre Troisi – La traduzione IT > AL

Përkthim në shqip të një fragmenti nga filmi “Sa është ora?” (1989) i regjisorit Ettore Scola, interpretuar mjeshtërisht nga aktorët Massimo Troisi dhe Marcello Mastroianni.

che ora è

Filmi trajton temën e konfliktit të brezave, në veçanti vështirësinë në komunikim mes babait dhe djalit. I gjithë filmi është përmbledhja e një ditë të vetme e kaluar me babain, i cili shkon të takojë të birin me shërbim ushtarak, në një qytet të vogël bregdetar, të quajtur Civitavecchia. Që të dy, ma anë të një dialogu, që vazhdimisht ndryshon nuancat e tij, herë herë i ndezur e herë të tjera me tone më të qeta e me ndjenjë, kërkojnë të rekuperojnë kohën e humbur për t’iu hapur njëri tjetrit e mbi të gjitha për tu njohur më mirë.

∼ ∼ ∼ ∼ ∼

che_ora_e_01

Mikele: Pastaj ankohesh se gjyshi i Napolit i kërkonte informacione karabiniereve për ty. Ti je njëlloj si ai, vetëm se 50 vjet më vonë.

Babai: Më fal.

Michele: Jo më fal, çfarë më fal, mjaftonte të shikoje punën tënde, apo jo?

Babai: Unë nuk do të kisha mundur kurrë t’i thoja babait tim të shikonte punën e vet.

Mikele: Me sa duket e shikonte. Nëse nuk e shikonte ke bërë keq që nuk i ke thënë ta shihte.

Babai: Unë doja vetëm të dija nëse mes teje dhe saj shkonte çdo gjë mirë, ishte një gjest përkujdesjeje, mirësjelljeje.

Mikele: Unë nuk e konsideroj këtë një gjest mirësjelljeje, të lutem. Përkundrazi do të preferoja…

Babai: “Do të preferoja që jo!” Kush e thotë? E di apo nuk e di? Nuk e di. Bartleby shkruesi i Herman Melville, 1851.

Mikele: Mobi Dik është i ’51, Bartleby duhet të jetë i ’53.

Babai: Dakord, të besoj, të besoj. Ah, Tek Pietro Klubi i Portit, tani e kuptova…telefonata e zotëri Pietros, ëmbëlsirat e zotëri Pietros… Le të shkojmë ta takojmë këtë të famshin zotëri Pietro.

Mikele: S’ka gjë baba, ikim më mirë.

Babai: Eja Mikele të shkojmë. Kam dëshirë ta njoh.

[……………………………….]

Mikele: Përse u vrenjte?

Babai: Askush nuk u vrenjtë?

Mikele: Dole nga klubi kështu...

Babai: Si dola? Si i  paedukatë, të turpërova me mikun tënd.

Mikele: Jo, kush tha gjë…

Babai: Në fund të fundit duhet të jesh mësuar, kam  që në mëngjes që të vë në siklet. Unë çdo gjë që them gaboj, gaboj gjithçka, nuk e di …nuk të pëlqen asgjë që bëj.

Mikele: Unë nuk të kuptoj.

Babai. Ti nuk më kupton?

Mikele: Jo.

Babai: Ah, sipas teje unë të kuptoj?

Mikele: Nuk e di.

Babai: Pas një muaji mbaron shërbimin ushtarak dhe akoma nuk kemi kuptuar se çfarë do të bësh. E di ku qëndron problemi? Që ndoshta as ti nuk e di.

Mikele: Jo, unë e di, e di shumë mirë. Unë e di që të paktën për momentin, për një farë periudhe, di që në Romë, besoj që të paktën për tani, nuk dua të kthehem.

Babai: Ashtu, nuk do të  kthehesh…?

Mikele: Jo.

Babai: Kështu… kuptova! Ti do të shkosh në Islandë, me numrin e 13 të llotarisë. Në Islandë duhet të shkosh, padyshim, në aeroportin e Reykjavik nuk ka rrezik të humbasësh, shko, shko në Reykjavik.

Mikele: Çfarë Reykjavik?! Zgjodha Reykjavik sepse po flisnin për mundësinë e trembëdhjetës, secili prej tyre shprehte një dëshirë dhe unë isha ai pa dëshira. Thashë Islanda sepse Islanda më erdhi.

Babai: Epo tani çdo gjë është e qartë. Po, pra. Për fat të mirë biri im, tani u qetësova, sepse ti në Romë nuk vjen, në Islandë nuk shkon… a do të më thuash ku do të shkosh?

Mikele: Nuk e di, besoj që për momentin do të qëndroj këtu.

Babai: Këtu?! Në Civitavecchia? Mos ndoshta … ti je çmendur? Për të bërë çfarë?

Mikele:  Nuk e di, diçka… diçka do të bëj.

Babai: Kafenë, po kafenë tek zotëri Pietro. Kafenë për marinaret me fytyrën e shënuar nga uji i kripur, në klubin e mjerrgullave me tym, të çibukeve, të perbindëshve të ballsamosur, atmosferë… aty do të ishte e ardhmja jote. “Të lutem mjaft”, siç thoshte Toto.

Mikele: E ardhmja ime… Po pse fola gjë për të ardhmen? Thashë gjë e ardhmja…? Vetëm se… Dëgjo, e di që është e kotë të flasësh me ty, më mirë të shkojmë se përndryshe humb edhe trenin. Shko, shko …

Babai: Patjetër, ti kështu e mbyll gjithmonë, blidhesh si iriqi, ndërpret komunikimin dhe largohesh.

Mikele: Ah unë?!

Babai: Edhe kur ishe fëmijë silleshe kështu. Me qëndroje ftohtë, nuk e di, më evitoje. Sa herë që qëndronim vetëm largoheshe diku tjetër duke thënë se ishe i zënë, nuk e di, shpikje justifikime të ndryshme për tu zhdukur. Edhe në Napoli ishe ti që doje të rrije.

Mikele: Sa mirë… të lumtë, ke kuptuar çdo gjë. Të lumtë, më pëlqen kjo që thua, më ke kuptuar që të vogël mua, gjithmonë më ke kuptuar. Do të ta them përse largohesha unë nga ty, ëh? Sepse më vije në siklet, në rregull? Po, babai im më vinte në siklet. Nuk ndihesha rehat me ty. Mendo pak! Ndërsa kur isha vetëm kërkoja të të imitoja, doja të isha si ti, sepse të shikoja kushedi se si. Pastaj nuk ndodhte asgjë, kur isha pranë teje, përkrah teje bllokohesha…

Babai: Ke të drejtë! Ndoshta nuk kam ditur asnjëherë të të bëja të ndiheshe mirë… As sot, as edhe për pak orë.

Mikele: Edhe aq pak jo … pastaj, të flasësh me një të panjohur është e lehtë. Të flasësh me babain tënd po që është e vështirë. Pastaj ku është shkruar që baba e birë duhet të flasin?

Babai: Jo, jo, duhet folur Mikele, duhet t’i themi gjërat. Nga ta di unë që djali im do të bëjë dijetarin në një vend si ky, nëse nuk ma thotë? Ka një mur mes nesh.

Mikele: Sot kemi folur, si thua?

Babai: Kemi folur posi, i thamë njëri tjetrit një det me fjalë për të mos thënë asgjë. Unë të mërzita me gjermanët, ti mua me Certosa di Parma. Folëm për gjithçka për të mos folur për asgjë.

[ ……………..]

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Tradurre Troisi – La trascrizione

troisi

Trascrizione e traduzione in albanese di una scena dal film di Ettore Scola “Che ora è?”(1989) con Massimo Troisi e Marcello Mastroianni

Ho scoperto Troisi qualche anno fa guardando Ricomincio da tre, uno splendido film. Da lì mi sonno innamorata del genio di questo grande artista e mi sono messa alla ricerca di tutta la sua filmografia. Il suo talento e la sua unicità è nota alla critica e sopratutto al pubblico  già dai suoi inizi, tuttavia penso che oggigiorno bisogna ricordarlo più spesso, perché la ricchezza che ha lasciato al cinema, non solo italiano, non ha uguali. Il frammento che condivido in forma di testo scritto, ossia trascrizione, in questo articolo è estratto dal film di E. Scola Che ora è?, che al mio modesto parere può essere considerato un capolavoro. Sostanzialmente nel film si parla del rapporto tra padre e figlio, un rapporto conflittuale, complesso, imperfetto ma comunque profondo. E per di più senza tempo..!

Riassumere in una frase la trama del film: Dedicato alla incomunicabilità generazionale, il film vive un rapporto incontro padre-figlio strutturato sull’arco di una sola giornata…(Da Wikipedia)

– – – – – – – – –

ciak si gira

Michele: E poi ti lamenti tu che il nonno di Napoli faceva a pigliare informazioni su di te dai carabinieri. Tu sei uguale a lui, 50 anni dopo però.

Il padre: Scusa.

Michele: No scusa, che scusa, bastasse che ti facessi i cazzi tuoi, no? ..e porta 5!

Il padre: Io non mi sarei mai permesso di dire a mio padre di farsi i cazzi suoi.

Michele: Si vede che se li faceva. Se non se li faceva hai fatto male a non dirli di farseli.

Il padre: Io mi preoccupavo di sapere se fra te e lei andava tutto bene, era una premura, una carineria.

Michele: Io non lo vedo questo tipo di carineria, per piacere. Anzi io preferirei…

Il padre: “Preferirei di no”. Chi lo dice? Lo sai o non lo sai, e? Non lo sai. Bartleby, lo scrivano, Herman Melville, 1851.

Michele: Moby Dick è del ’51, Bartleby penso sarà del ’53.

Il padre: Va be, mi fido, mi fido. Ah, Da Pietro Bar del Porto, ho capito… la telefonata a sor Pietro, i tartufi del sor Pietro… Andiamolo a trovare questo mitico sor Pietro.

Michele: Lasci stare papà andiamo.

Il padre: Dai Michele andiamo. Mi fa piacere di conoscerlo.

[……………………………….]

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Michele: Perché sei storto?

Il padre: Non si è storto nessuno.

Michele: Sei uscito dal bar così…

Il padre: Così come? Da maleducato, ti ho fatto fare una brutta figura con tuo amico.

Michele: No, chi ha detto niente..

Il padre: Del resto dovresti esserci abituato, da stamattina che ti faccio fare brutte figure. Io come dico sbaglio, sbaglio tutto, non lo so…non ti va bene niente.

Michele: Io non ti capisco.

Il padre:  Tu non mi capisci?

Michele: No.

Il padre: Ah, invece io ti capisco?

Michele: Non so.

Il padre: Fra un mese è finito il servizio militare e non siamo riusciti a capire cosa vuoi fare. Sai qual è il guaio? Che forse non lo sai neanche tu.

Michele: No, io lo so, lo so benissimo io. Io lo so che almeno per un certo momento, per un certo periodo, so che a Roma, credo che almeno per ora non ci voglio tornare.

Il padre: Ah no, non ci vuoi tornar…

Michele: No.

Il padre: E… ho capito! Tu vuoi andare in Islanda, con il 13 miliardario. E’ in Islanda che devi andare, ma certo, al aeroporto di Reykjavik non c’è pericolo  che ti perdi, vai vai a Reykjavik.

Michele: Ma che Reykjavik, Reykjavik era perché hanno fatto questa cosa del tredici, ognuno di loro esprimeva un desiderio e io facevo quello senza desideri. Ho detto Islanda perché mi è venuto Islanda.

Il padre: A ah, adesso tutto è chiaro. E sì. Meno male figlio mio, adesso sto proprio tranquillo, perché tu a Roma non ci vieni, in Islanda non ci vai…e mi vuoi dire dove vai?

Michele: Non lo so, credo che, almeno per ora forse resto qua.

Il padre: Qua?! A Civitavecchia? Ma tu.. forse tu sei diventato pazzo. A fare che?

Michele: Non lo so, qualche cosa…qualche cosa farò.

Il padre: Il caffè, e sì il caffè dal signor Pietro. Il caffè per i marinai dal volto segnato dalla salsedine, nel bar delle nebbie col fumo, le pipe, i mostri imbalsamati, atmosfera…lì sarebbe il tuo futuro. “Ma mi faccia il piacere”, come diceva  Toto.

Michele: Il mio futuro…Ma perché ho parlato di futuro? Sto dicendo il futuro..?Solo che… Senti, tanto è inutile a parlare con te, è inutile, meglio che andiamo se no perdi pure il treno. Vai, vai…

Il padre: Certo tu concludi sempre così, ti chiudi come un riccio, tronchi e te ne vai.

Michele: Ah io?!

Il padre: Anche da bambino facevi così. Mi eri ostile, non so mi evitavi. Appena restavamo soli subito scappavi da qualche altra parte dicendo che avevi da fare, non lo so, inventavi tutte le scuse per scomparire. E anche a Napoli eri tu che ci volevi stare.

Michele: Ma che… bravo, hai capito tutto. Bravo, mi piace sta cosa, mi hai capito già da piccolo a me, sempre m’hai capito. Ma lo vuoi sapere perché scappavo io da te, eh? Perché mi mettevi soggezione, va bene? Sì, mio padre mi metteva soggezione. Non mi trovavo a mio aggio con te. Pensa un po! E poi quando stavo solo cercavo di imitarti, volevo essere come te, perché ti vedevo chissà come. E poi invece niente, quando stavo vicino a te, accanto a te non ce la facevo..

Il padre: E già. Forse non ho mai saputo metterti a tuo aggio..Neanche oggi, e neanche per poche ore.

Michele: Va be, mica tanto poche… e poi, poi a parlare con un estraneo che ci vuole. A parlare con il padre che è difficile. Ma poi chi l’ha detto che padre e figlio devono parlare?

Il padre: No, no, bisogna parlare Michele, bisogna dirsele le cose. Ma che ne so io che un figlio che vuole fare il guru in un posto come questo, se non me lo dice? C’è un muro.

Michele: Oggi abbiamo parlato, no?

Il padre: Abbiamo parlato sì, ci siamo detti un mare di parole per non dirci niente. Io ti ho ammorbato con i tedeschi, tu a me con La Certosa di Parma. Abbiamo parlato di tutto, pur di non parlare di niente.

∼ ∼ ∼

P.s. Consiglierei vivamente la visione di questo film, per chi vuole passare 95 minuti piacevoli immersi in un atmosfera che ti travolge allegramente con riflessioni profondi e risate di cuore. E perché come diceva lo stesso Troisi: “…è un film piccolo, nel senso buono…”

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